Cronaca

Alla Farm Cultural Park l’arte si fa parola: intervista a Pablo Dilet

Nel centro culturale è stato inaugurato "Thank You", un progetto che mette insieme creatività ed educazione, coinvolgendo i bambini delle scuole. L'idea è del giornalista palermitano Dario La Rosa

Pablo Dilet con l'installazione "Thank You"

Un mucchio di mattoncini rossi che, piano piano, si fa parola. Dal caos “irrazionale” del mondo pre-verbale, al “logos” che diventa portatore di senso. C’è il tentativo di riscoprire il valore profondo della semplicità nell’arte di Pablo Dilet, pseudonimo dietro cui si nasconde il giornalista palermitano Dario La Rosa, che ieri ha inaugurato “Thank You”, un progetto che mette insieme creatività ed educazione, portato avanti col supporto della Farm Cultural Park di Favara.

Nei vecchi cortili del centro agrigentino, ieri pomeriggio, l’artista-giornalista ha incontrato alcuni bambini delle scuole favaresi guidandoli nella realizzazione di una sua installazione: la parola “thank you” scritta con mattoncini colorati rossi. Un tentativo di riscrivere un vocabolo che sta alla base delle relazioni umane, costruendolo passo dopo passo come in un multiforme percorso di crescita. L’opera, già “scritta” lo scorso agosto davanti alla fontana di piazza Pretoria, a Palermo, diventa adesso un progetto che coinvolge anche le scuole. Le opere realizzate insieme ai bambini saranno donate dall’artista e da Farm Cultural Park agli istituti che aderiranno all’iniziativa, mentre l’installazione realizzata ieri rimarrà esposta alla Farm.

Come e quando nasce la collaborazione con la Farm Cultural Park?

“Dopo l’installazione pubblica in piazza Pretoria volevo trovare un luogo altrettanto prestigioso ma nel quale sviluppare, non solo il progetto artistico, ma anche quello educativo che fa parte dell’installazione. Ho inviato un progetto e ho trovato quello che tutti gli artisti vorrebbero: qualcuno disposto ad ascoltare. Il progetto si è quindi evoluto in sintonia tra me e la Farm, nelle persone di Florinda Sajeva e Andrea Bartoli”.

Come coniughi la tua professione di giornalista con questa nuova esperienza artistica?

“Quello del giornalista è un mestiere creativo, gli occhi sono quelli di chi osserva la realtà e la rappresenta sotto svariate forme. Una di queste è la scrittura. Alcune parole sono già delle opere d’arte e hanno in sé la bellezza di un’opera. Da questa considerazione al passaggio che fa diventare, in questo caso, una parola un’opera d’arte il passo è breve”.

Si dice sempre che le parole sono importanti, per chi fa il tuo lavoro ancor di più. Da dove nasce, dunque, il nome Pablo Dilet? È un anagramma, un gioco di parole, o cosa?

“Inizialmente è stato quasi un gioco. Non volevo mischiare la mia professione di giornalista con quella artistica. Ne è nato dunque questo nome”.

Oggi se volessi dire "grazie" a qualcuno, a chi ti rivolgeresti e perché?

“Direi grazie a tutti quelli che contribuiscono alla bellezza ma soprattutto proverei a far dire grazie a tutti coloro che non credono che un mondo migliore sia possibile. Ed in questo senso i bambini sono davvero una grande risorsa”.

In cosa consiste esattamente questo progetto di Favara e in che modo pensi possa coinvolgere il territorio?

“L’opera ‘Thank You’ verrà direttamente realizzata dai bambini delle scuole che vorranno aderire al progetto (e potranno farlo mettendosi direttamente in contatto con Farm). Nella costruzione dell’opera ci sarà l’abilità manuale, ma anche un lavoro preparatorio che fa addentrare i partecipanti nei valori intrinseci della parola. Il ‘Thank You’ è realizzato con mattoncini di plastica ed è grazie all’unione di essi che l’opera è resa possibile”.

Sbaglio a dire che c'è qualcosa di ludico e fanciullesco nel tuo approccio con l’arte?

“Il gioco è la più grande forma d’arte mai esistita. È quella che stimola l’immaginazione e la creatività, ovvero la componente base di ogni artista. Se manca questo, non è più un lavoro creativo. Poi, sì, ritengo che un artista abbia anche un ruolo sociale, ed io intendo spenderlo nei confronti dei più piccoli”.

Dopo questa esperienza con la Farm, quali sono i prossimi progetti?

“Sarebbe entusiasmante passare l’intero 2017 a costruire opere ‘Thank You’ all’interno delle scuole di Sicilia e non solo. Ma è bene fare un passo alla volta”.

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