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Martedì, 18 Giugno 2024
Tribunale

Falso controllo stradale per identificare il suo truffatore? Assolto carabiniere

Il vice brigadiere era accusato di avere interrogato abusivamente la banca dati fingendo un'attività di pattuglia. La difesa: "Ha agito in buona fede per evitare che raggirasse altre persone"

Carabiniere assolto dall'accusa di avere simulato un controllo stradale e interrogato abusivamente la banca dati delle forze dell'ordine: la sentenza, nei confronti del vice brigadiere Michele Acciardo, 53 anni, è stata emessa dal giudice monocratico Michele Dubini.

Il militare era stato denunciato da un maresciallo suo diretto superiore al comando provinciale: le ipotesi di reato di accesso abusivo e sistema informatico, in particolare, scaturivano da un controllo fatto alla banca dati il 18 ottobre del 2022.

Secondo il pubblico ministero Giorgia Righi, della procura di Palermo, che si occupa di reati informatici, Acciardo aveva finto un controllo stradale per acquisire informazioni su un calabrese che lo aveva truffato incassando un acconto di 1.500 euro, sui 3mila complessivi richiesti, per la vendita di un trattore mai consegnato. 

Il carabiniere, quindi, secondo la procura di Palermo, "per finalità private" aveva controllato sul terminale con le proprie credenziali, le generalità del truffatore, che durante le trattative gli aveva pure inviato la carta di identità, e i dati dello stesso trattore.

Per acquisire queste informazioni, quindi, secondo l'accusa che non ha retto al vaglio del processo, avrebbe redatto un finto verbale di controllo stradale di una pattuglia all'alba al Villaggio Mosè.

Accuse per le quali il pm aveva chiesto la condanna a un anno e due mesi di reclusione.

La difesa, con l'avvocato Teresa Alba Raguccia, ha sostenuto che, in realtà, non c'era alcuna relazione di servizio che attestava il falso controllo ma la stampa dell'interrogazione alla banca dati, per un problema telematico, aveva elaborato questa dicitura. Circostanza di cui, secondo il legale, era stato informato un superiore.

Con riferimento all'accesso abusivo alla banca dati il difensore ha sostenuto che si era trattato di una leggerezza e che non vi fosse alcuna finalità privata: anzi l'accesso era stato formulato "per meglio indirizzare la querela ed evitare che potesse truffare altre persone".

Era stato, inoltre, sottolineato che Acciardo fosse già in possesso della carta di identità del truffatore e che non era stato, quindi utilizzato alcun nuovo dato 

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