Domenica, 14 Luglio 2024
Tribunale

"Impianto collaudato senza alcun requisito": chiesta condanna a 3 anni per tutta la commissione

Presidente, componente e segretario sono accusati di falso commesso da pubblico ufficiale. Il pm: "Mancavano diversi pareri, l'appaltatore avrebbe dovuto pagare una sanzione"

Tre anni di reclusione ciascuno per l'accusa di falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale: sono stati chiesti dal pubblico ministero Paola Vetro nei confronti dei tre componenti della commissione di collaudo dell'impianto di depurazione della zona industriale di Dittaino, opera che dopo 30 anni e 13 milioni di investimento non ha ancora visto la luce.

Le presunte falsificazioni sarebbero state commesse nell'Agrigentino, per questo il procedimento è stato incardinato dalla procura della Città dei Templi e il giudizio abbreviato è in corso davanti al gup Stefano Zammuto.

Sotto accusa Salvatore Chiarelli, ingegnere di Aragona, presidente della commissione; Giuseppe Maria D'Anna, segretario e Giuseppe Galioto, componente dell'organismo. 

Secondo quanto sostenuto dal pm che ha chiesto la condanna (che sarebbe stata di 4 anni e mezzo senza la riduzione prevista dal rito) avrebbero attestato falsamente l'esistenza dei presupposti per procedere al collaudo per favorire l'impresa evitandole contestazioni e pagamenti di maggiori oneri. 

L'opera, innvece, non avrebbe dovuto essere collaudata perchè mancavano, sostiene l'accusa, una serie di pareri necessari. Dopo la requisitoria e le arringhe dei difensori (gli avvocati Salvatore Pennica, Daniela Posante e Serena Viola) il processo è stato aggiornato al 12 settembre per la sentenza.

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