Falsi invalidi, il Coronavirus blocca il maxi processo con quasi cinquanta imputati

Impossibile individuare un'aula dove si possa garantire il distanziamento di oltre un centinaio di persone: la prescrizione è dietro l'angolo

Delle foto agli atti dell'inchiesta

Al tribunale di Agrigento non ci sono aule in grado di ospitare, potenzialmente, quarantotto imputati, altrettanti difensori e numerose parti civili assicurando il distanziamento fra tutti di un metro. Sbloccato, a distanza di quasi due anni dai rinvii a giudizio e dopo una serie di intoppi procedurali di varia natura, legati perlopiù alla composizione di un collegio giudicante, il processo sulla presunta “fabbrica” dei falsi invalidi si riblocca per il Coronavirus.

L’emergenza nazionale legata al Covid19 ha prima costretto a tre mesi di rinvii il dibattimento scaturito dall’inchiesta, denominata "La carica delle 104". Esaurita questa fase, dove i termini di prescrizione, comunque soggetti a un limite massimo, sono sospesi, ieri mattina avrebbe dovuto riprendere, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara. Come annunciato, però, è stato differito seguendo la stessa linea adottata per altri processi con un numero elevato di imputati. La soluzione, tuttavia, non sembra imminente e la prescrizione è destinata a spazzare via gran parte delle accuse. Nelle prossime ore il processo sarà riprogrammato.

L’indagine ha sgominato una rete di cui ne avrebbero fatto parte medici corrotti, pubblici funzionari e faccendieri, che - sostiene l'accusa - attestavano falsamente patologie e invalidità per truffare lo Stato con previdenze e benefici, come esoneri o trasferimenti in ambito lavorativo, previsti dalla legge per chi invalido e malato lo è realmente. 

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