La "fabbrica" dei falsi invalidi e il patrimonio da 2 milioni di euro: Pg chiede conferma della confisca

I sigilli ai beni erano stati posti dai giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale su proposta dell'allora questore Maurizio Auriemma

Daniele Rampello

Il procuratore generale della Repubblica ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, ossia la confisca, dei beni di Daniele Rampello, 51 anni, di Raffadali. Beni che, alla fine dello scorso luglio, erano stati confiscati dai giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale su proposta dell'allora questore di Agrigento Maurizio Auriemma. I difensori, gli avvocati Daniele Re e Aldo Virone, discuteranno l'otto luglio. 

La "fabbrica" dei falsi invalidi e la confisca di un patrimonio da 2 milioni di euro: chiesta la restituzione

Il processo è in corso davanti alla quinta sezione della Corte di appello di Palermo. A rivolgersi ai magistrati d'appello è stato proprio Daniele Rampello che con gli intestatari dei beni di cui è stata disposta la confisca (i cosiddetti “terzi intervenienti”), difesi dagli avvocati Aldo Virone e Daniele Re, hanno chiesto la restituzione del patrimonio.  

La "fabbrica" dei falsi invalidi, confisca di beni per 2 milioni e 200 mila euro

Rampello, baby pensionato fin dall’età di 40 anni, è ritenuto uno dei personaggi chiave dell’inchiesta sulla presunta "fabbrica" di falsi invalidi che ha portato all’operazione “La carica delle 104”. Il raffadalese, già condannato per usura, avrebbe fatto da intermediario e procacciatore di affari per la presunta organizzazione che, attraverso il pagamento di tangenti a medici compiacenti, avrebbe ottenuto il riconoscimento di false invalidità. La banda, sgominata dalla Digos della Questura il 22 settembre del 2014, avrebbe garantito agli aspiranti falsi malati i finti certificati medici che servivano.  

"False invalidità", sequestro da 2 milioni e mezzo a Rampello

I sigilli erano stati apposti perché, secondo quanto hanno ritenuto i giudici del tribunale di Agrigento, sarebbe stato acquisito in maniera illecita grazie ai brogli di Rampello. 

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