Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

La "fabbrica" dei falsi invalidi, poliziotto in aula: "Ecco come era organizzata la banda"

Un ispettore della Digos rivela che l'indagine partì dopo l'invio di numerosi esposti anonimi e le imbeccate di alcuni confidenti: "Il bidello era in contatto con medici e impiegati Inps". Indennizzo pure a un falso obeso

"Il bidello Antonio Alaimo aveva rapporti con medici e personale dell'Inps con cui gestiva il giro di falsi certificati, l'organizzazione era composta da medici e pubblici funzionari da una parte e faccendieri dall'altra. A questi ultimi spettava il compito di trovare pazienti".

L'ispettore della Digos, Francesco Ciulla, ha raccontato così, in aula, le battute iniziali dell'indagine sulla cosiddetta "fabbrica" di falsi invalidi. L'inchiesta, che nel settembre del 2014 ha fatto scattare l'operazione e ha già portato a decine di patteggiamenti ma anche di archiviazioni, avrebbe accertato l'esistenza di due bande parallele che avevano messo in piedi un giro di falsi invalidi. 

Ne avrebbero fatto parte medici compiacenti, che accettavano, talvolta, tangenti di modesta entità per attestare patologie inesistenti o di portata superiore a quella reale, pubblici funzionari e semplici faccendieri, ovvero figure che nulla avevano a che fare col mondo sanitario ma che avrebbero procacciato finti malati a cui faceva comodo ottenere previdenze e indennizzi da parte dello Stato.

"L'indagine - ha detto il poliziotto rispondendo al pubblico ministero Paola Vetro - è stata avviata dopo che abbiamo ricevuto alcuni esposti da parte di insegnanti che sostenevano di essere danneggiati nell'assegnazione delle sedi da alcuni colleghi che, a loro dire, abusavano dei vantaggi della legge 104 (da lì il nome all'inchiesta "La carica delle 104"). Si sono aggiunte delle informazioni di alcuni nostri confidenti e degli esposti anonimi".

In questo stralcio del processo, in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, sono imputati in 48. Il poliziotto ha rivelato che l'indagine si concentra subito su alcune figure che poi si riveleranno centrali come il bidello favarese Antonio Alaimo. 

"Era in contatto con un tecnico radiologo dell'Asp, morto nei mesi successivi, con l'impiegata dell'Asp Francesca Giglio e con l'ortopedico Antonia Matina". Ciulla ha spiegato che, fin dai primi accertamenti, sono arrivate delle conferme ai sospetti. "A parte il caso di decine di parenti dei primi indagati che avevano l'invalidità, abbiamo esaminato numerosi certificati e ce n'era qualcuno grossolanamente falso come il caso di un paziente che percepiva l'indennizzo perchè affetto da obesità ma era magro a vista d'occhio". 

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