Tangenti davanti alle telecamere e visite "farsa", poliziotto ricostruisce inchiesta in aula

L'ispettore della Digos, Lanfranco Lantieri, racconta le indagini e le intercettazioni al processo "La carica delle 104"

Un fotogramma agli atti dell'inchiesta

C'era chi si presentava al posto della cognata per fare la visita che doveva servire a ottenere l'invalidità, chi mandava il padre per consegnare dei soldi ai medici, frutto - secondo l'accusa - di un accordo corruttivo e c'era persino il medico che soffiava al posto della paziente per l'esame spirometrico.

L'ispettore della Digos Lanfranco Lantieri ricostruisce così in aula, per la seconda udienza consecutiva, l'inchiesta sulla "fabbrica" dei falsi invalidi, denominata "La carica delle 104", che ha sgominato una rete di cui ne avrebbero fatto parte medici corrotti, pubblici funzionari e faccendieri, che - sostiene l'accusa - attestavano falsamente patologie e invalidità per truffare lo Stato con previdenze e benefici, come esoneri o trasferimenti in ambito lavorativo, previsti dalla legge per chi invalido e malato lo è realmente.

Il poliziotto della Questura di Agrigento che ha coordinato sul campo gran parte dell'attività investigativa dell'ufficio, rispondendo al pubblico ministero Paola Vetro, ha ricostruito l'attività di indagine, e - in particolare - le intercettazioni ambientali. Gli agenti hanno piazzato delle telecamere nascoste all'interno di alcuni studi medici e da lì sarebbe arrivata la conferma del pagamento di tangenti in cambio del rilascio di un certificato oltre che di attestati completamente falsi che venivano emessi dagli stessi medici. 

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"Le videoriprese in incognito - ha aggiunto l'ispettore della Digos - ci hanno consentito di scoprire, ad esempio, che il medico Giuseppa Gallo, dopo alcuni tentativi di fare eseguire il test dell'esame spirometrico, decide di soffiare lei al posto del paziente". 

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