Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca Palma di Montechiaro

"Non fornirono falso alibi a carabiniere accusato di rapina", assolti collega e due informatori

La Corte di appello conferma la sentenza di primo grado: ai tre imputati si contestava di avere mentito per proteggere il militare

Non hanno fornito alcun falso alibi al carabiniere imputato di rapina: il “fatto non sussiste”, secondo i giudici della Corte di appello di Palermo che hanno confermato il verdetto, emesso tre anni prima, dal gup Stefano Zammuto che ha assolto i tre imputati, ai quali si contestava di avere testimoniato il falso per proteggere un militare imputato di avere preso parte a una rapina nella quale ci scappò pure una fucilata.

La procura generale aveva impugnato la sentenza per l’ex carabiniere Giuseppe Federico, 53 anni, di Licata, in congedo dall’Arma e candidato alle penultime elezioni regionali; e per i fratelli Calogero e Francesco Burgio, 45 e 36 anni, di Palma.

Gli imputati - difesi dall’avvocato Santo Lucia - erano accusati di avere fornito un falso alibi al carabiniere di origini calabresi Andrea Mirarchi imputato di avere messo a segno una rapina in un’abitazione insieme agli stessi Burgio: i palmesi, che patteggiarono, dissero che l’auto del carabiniere era stata data loro in prestito e all'interno vi era il suo cellulare giustificando così la circostanza che la cella era stata agganciata nel luogo della rapina e la vettura era stata vista là. Federico, implicitamente, avrebbe confermato la circostanza aggiungendo dei particolari.

“Quella sera – ha detto – venne a trovarmi a casa e mi portò la ‘nduja (salame spalmabile tipico della Calabria) perché era stato a casa sua. Gli chiesi di restare a cena ma lui mi ringraziò dicendomi che avrebbe preso un panino alla camionetta”.

Mirarchi era accusato insieme agli stessi fratelli Burgio e a una quarta persona mai identificata, di essere entrato nell’abitazione di un anziano di Aragona, morto da alcuni giorni, per rubare degli oggetti personali e alcune armi regolarmente denunciate.

Un vicino di casa, sentendo i rumori, decise di intervenire per mettere in fuga i ladri. Lì trovò quattro persone che stavano portando via le armi e il resto. A quel punto uno di loro afferrò un fucile ad aria compressa, lo puntò contro l’uomo che voleva sventare il furto e sparò contro di lui.

La procura generale, dopo il rigetto della richiesta di riapertura dell'istruttoria, aveva chiesto l'assoluzione.

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