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"Finti italiani" per il reddito di cittadinanza: chiesti 8 rinvii a giudizio, un patteggiamento

Una delle tante inchieste sui "furbetti" del sussidio statale approda in aula: l'accusa è di avere dichiarato la falsamente la residenza nel territorio nazionale per 10 anni

Otto italiani residenti all'estero, che sarebbero tornati appositamente per incassare il reddito di cittadinanza, finiscono davanti al gup. Per ottenere il beneficio, infatti, bisogna essere residenti nel territorio della nazione per almeno 10 anni consecutivamente. 

Alcuni controlli, scattati dall'esame di alcune situazioni sospette, hanno consentito di accertare che c'è chi aveva finto di avere la residenza in Italia per ottenere il beneficio. Fino a quando i controlli sull'anagrafe degli italiani residenti all'estero non hanno consentito di accertare che erano state presentate delle false dichiarazioni.

Nel frattempo, però, c'è chi era riuscito a ottenere il bonifico mensile, dell'importo di circa 1.000 euro, per ventisette volte. Il pubblico ministero Chiara Bisso ha chiesto il rinvio a giudizio di Erika Agnello, 32 anni; Francesca Carbone, 41 anni; Antonino Castiglione, 58 anni; Paola Gambaro, 55 anni; Dario Micalizio, 39 anni; Loredana Rizzuto, 48 anni; Sonia Sciabica, 47 anni e Luis Alberto Zazzetta, 61 anni.

Il difensore di Carbone, l'avvocato Salvatore Cusumano, ha patteggiato 10 mesi e 20 giorni di reclusione. Gli altri difensori (gli avvocati Monica Malogioglio, Annalisa Russello,  Olindo Di Francesco, Antonio Provenzani, Fabio Sardo e Pietro Maragliano) potranno scegliere la propria strategia processuale all'udienza del 20 settembre in programma davanti al gup Stefano Zammuto. 

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