Cronaca

Corpi come quadri, ad Agrigento l'artista racconta il "tattoo"

Il viaggio nel mondo del tattoo. L'intervista nei locali di studio di Agrigento, dove viene spiegata l'arte del tatuaggio

Corpi come se fossero quadri e tatuatori come se fossero pittori: viaggio alla scoperta di una vera e propria arte che è diventata una moda irrinunciabile. Negli ultimi anni il tatuaggio ha vissuto un'evoluzione importante; i tatuatori sono stati al passo con i tempi. Scopriamo il mondo del tattoo con un noto studio di Agrigento.

"E' il frutto di una grande passione. Un buon tatuatore - ci spiega il titolare - deve essere quasi uno psicologo. La moda corre e tu devi stare dietro di essa, proponendo alla tua 'clientela' prodotti nuovi".

Quella dei tatuaggi è una pratica antica, dal fascino immortale. Il corpo decorato, un passaggio di una vita e un ricordo indelebile, un talismano o un simbolo: chi sceglie di tatuarsi ha molto spesso qualcosa da raccontare.

"Spesso nel nostro studio - ammette uno dei tatuatori - arrivano persone con una voglia matta di farsi disegnare un momento importante. Però c'è anche chi segue la moda. La farfallina di Belen o il tatuaggio come quel calciatore famoso, questo non lo condivido molto, però rispetto".

Ai ragazzi dello studio chiediamo quali accorgimenti bisogna osservare. "La pulizia e l'igiene sono alla base di tutto. Tantissimi dei nostri prodotti sono mono-uso, altri li disinfettiamo con una cura maniacale. Chiunque si può tatuare, ma noi prima facciamo compilare una scheda in modo da capire se quel soggetto ha allergie o meno, in quel caso l'attenzione è d'obbligo.  Noi - spiegano - nei primi 15 giorni successivi al tatoo sconsigliamo una esposizione forte al sole. La domanda più frequente dei miei clienti? Ovviamente se fa male. Credo che il dolore sia soggettivo. Però fondamentalmente non è dolorosissimo. Solitamente chi fa il primo tatuaggio, poi sente il bisogno di farne ancora. Si crea una sorta di astinenza".

Ma ad Agrigento esiste la "tatuaggio-mania"? "Negli ultimi anni è stato tutto un crescendo. Abbiamo dai 18enni che arrivano con i genitori, alla nostra cliente di 85 anni che ha deciso di fare un piccolo tatuaggio. La mia clientela preferita? Le ragazze. Amano farsi disegnare e spesso preferiscono i colori". 

La crisi in questo settore è stata avvertita? "Con tutti gli scongiuri del caso ti dico che noi non l'abbiamo sentita. Il tatuaggio è uno sfizio, quindi chi lo fa può permetterselo". Tatuaggi, ma anche i piercing: anche il mondo dell'anello è vasto. 

Body art, culture giapponesi e thailandesi, il tattoo non conosce confini. E proprio per questo anche i tatuatori sono in continuo aggiornamento. "Partecipiamo a moltissimi meeting e ci confrontiamo con veri e propri artisti. Un tatuatore è un artista, un pittore che disegna sulla pelle. La differenza? Il quadro si può rifare, quindi noi abbiamo una maggiore responsabilità. L'aneddoto più simpatico della mia carriera? Ovviamente è successo in queste quattro mura. Una ragazza è scappata mentre la tatuavo, ha avuto paura: ma dopo fortunatamente è tornata e abbiamo continuato. Consiglio questo lavoro a chi ha questa passione nel sangue, è un lavoro che ti prende e ti rapisce".

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