Ex collegio dei Filippini, Comune e Fai lavorano su un "Museo della città"

La notizia è emersa al termine della conferenza stampa di ieri convocata per comunicare l'acquisto delle "Case Montana"

L'interno Collegio dei Filippini

Un "Museo della città" all'interno dell'ex collegio dei Filippini, che il Comune di Agrigento aprirà, e gestirà, insieme al Fai per il 2020, anno in cui si celebreranno i 2600 anni dalla fondazione della città.

Ad annunciarlo è stato il sindaco Lillo Firetto a margine della conferenza stampa di ieri durante la quale il Fondo per l'ambiente italiano ha comunicato i progetti in corso sull'area della Kolymbethra. L'idea, ancora per larga parte "top secret"  sarà però secondo Firetto comunque un modo per "continuare a far conoscere e amare Agrigento e per essere pronti anche con questo eccezionale recupero della memoria a celebrare degnamente nel 2020 i suoi 2600 anni".

Il Fondo per l'ambiente italiano compra "casa" nella Valle dei Templi

Soddisfatto è ovviamente il sindaco rispetto all'acquisto delle "Case Montana" e l'avvio delle attività di ricerca e scavo nella Kolymbethra- "Accadono fatti - spiega - che sono pietre miliari. Che non sono casuali, che segnano una via a volte lunga e tortuosa ma di cui è certo il punto di arrivo. L'acquisto di Casa Montana da parte del Fai è ulteriore momento di sintesi di un percorso che ci ha visto insieme al presidente Andrea Carandini, al vice presidente Marco Magnifico, al presidente regionale Giuseppe Taibi, impegnati nella riscoperta  della storia di Agrigento, di tutta la sua storia e non soltanto quella greca di cui rimane traccia visibile in preziosi reperti e monumenti. Come condiviso con il Fai, sin dalla partecipazione al bando a Capitale della Cultura 2020 e poi, a Roma, per la selezione tra le città finaliste - continua Firetto - Agrigento è un unicum di rara bellezza nella sua dimensione multiculturale e millenaria. La città tutta, dal mare alla Valle fino al Colle di Girgenti. La sua cultura espressa in mille sfaccettature, dall'armonia delle tecniche di coltivazione arabe, all'arte e all'architettura di epoche diverse, spesso confuse o sovrapposte ma sempre ideate per comporre un'unica scrittura, quella di una città che accoglie, che include sapientemente e che ha un grande cuore".

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