"Estorsione a clienti disabili dello studio legale", scintille al processo di appello ad avvocatessa e consulente

Le difese delle imputate e della parte civile chiedono di acquisire numerosi documenti, fra cui atti relativi a denunce a magistrati: i giudici si riservano di decidere

Il tribunale di Palermo

Le difese delle due imputate e delle parti civili hanno depositato nuovi motivi di appello e chiedono la produzione di una raffica di documenti, la procura generale si oppone alla gran parte delle nuove acquisizioni e la Corte si riserva di deciedere.

Riparte, in appello, il processo a carico dell’avvocato Francesca Picone e della sorella Concetta, consulente di un patronato, condannate il 7 dicembre del 2018 per le accuse di estorsione e tentata estorsione a carico dei familiari di alcuni clienti disabili dello studio legale. Le vittime, difese dagli avvocati Salvatore Pennica, Gisella Spataro, Arnaldo Faro e Giuseppe Arnone, si sono costituite parte civile e, in primo grado, hanno ottenuto il diritto al risarcimento. 

Il giudice dell'udienza preliminare di Agrigento, Alfonso Malato, ha inflitto quattro anni all'avvocatessa e un anno e otto mesi alla sorella. Secondo l’accusa l’avvocato Picone, che in una circostanza avrebbe avuto il supporto dell'altra imputata, avrebbe costretto alcuni clienti che assisteva in una causa previdenziale per ottenere l’indennità di accompagnamento per figli o familiari disabili, a pagare una parcella ulteriore a quella stabilita dal tribunale prospettando, in caso contrario, che sarebbero andati incontro a problemi economici peggiori e che avrebbero perso la stessa indennità”.

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I difensori - gli avvocati Angelo Farruggia, Annalisa Russello, Fabrizio Siracusano e Valerio Spigarelli - hanno impugnato il verdetto che, adesso, sarà ridiscusso. Fra le richieste dell’avvocato Arnone, che da anni conduce una personale battaglia giudiziaria contro la Procura di Agrigento e parte della magistratura giudicante, quella di produrre alcuni atti giudiziari che scaturiscono dalle sue denunce sostenendo che alcune condotte dei magistrati avrebbero favorito in maniera intenzionale le due imputate. La difesa delle imputate chiede, fra le altre cose, di acquisire alcuni verbali della vittima. 

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