"Estorsioni a clienti disabili dello studio legale", nel vivo processo di appello ad avvocatessa e sorella

I giudici hanno ammesso tutte le produzioni delle parti, nella prossima udienza ci saranno la requisitoria e le arringhe di parte civile

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I giudici ammettono tutte le produzioni delle parti e rinviano l'udienza, al prossimo 10 novembre, per la requisitoria del sostituto procuratore generale e le arringhe delle parti civili. Entra nel vivo il processo di appello a carico dell’avvocato Francesca Picone e della sorella Concetta, consulente di un patronato, condannate il 7 dicembre del 2018 per le accuse di estorsione e tentata estorsione a carico dei familiari di alcuni clienti disabili dello studio legale.

Le vittime, difese dagli avvocati Salvatore Pennica, Gisella Spataro, Arnaldo Faro e Giuseppe Arnone, si sono costituite parte civile. Il gup Alfonso Malato ha inflitto quattro anni all'avvocatessa e un anno e otto mesi alla sorella.

Secondo l’accusa la principale imputata, che in una circostanza avrebbe avuto il supporto della sorella, avrebbe costretto alcuni clienti che assisteva in una causa previdenziale per ottenere l’indennità di accompagnamento per figli o familiari disabili, a pagare una parcella ulteriore a quella stabilita dal tribunale prospettando, in caso contrario, che sarebbero andati incontro a problemi economici peggiori e che avrebbero perso la stessa indennità”.

I difensori - gli avvocati Angelo Farruggia, Annalisa Russello, Fabrizio Siracusano e Valerio Spigarelli - hanno impugnato il verdetto che, adesso, sarà ridiscusso. 

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