"Estorsione a clienti disabili dello studio legale", chiesta conferma di due condanne

Secondo il procuratore generale la sentenza di primo grado con cui sono stati inflitti 4 anni di reclusione all'avvocato Francesca Picone e un anno e otto mesi alla sorella Concetta non va modificata

Il tribunale di Agrigento

Secondo il procuratore generale, la sentenza del processo di primo grado è corretta e non va modificata. E' entrato nel vivo, con la requisitoria della pubblica accusa, il processo di appello a carico dell’avvocato Francesca Picone e della sorella Concetta, consulente di un patronato, condannate - la prima a 4 anni, a un anno e 8 mesi la seconda - per le accuse di estorsione e tentata estorsione a carico dei familiari di alcuni clienti disabili dello studio legale.

Per il magistrato che rappresenta l'accusa in appello il verdetto, emesso il 7 dicembre del 2018 dal gup di Agrigento Alfonso Malato, al termine del processo con rito abbreviato, è da confermare. Dopo la requisitoria ci sono state le arringhe di parte civile degli avvocati Salvatore Pennica, Gisella Spataro e Arnaldo Faro: il 19 gennaio ci sarà la discusisone dell'avvocato Giuseppe Arnone, che concluderà le arringhe di parte civile, poi saranno programmati gli interventi dei difensori delle due imputate, ovvero gli avvocati Angelo Farruggia, Annalisa Russello, Fabrizio Siracusano e Valerio Spigarelli. 

Secondo l’accusa l’avvocato Picone, che in una circostanza avrebbe avuto il supporto dell'altra imputata, avrebbe costretto alcuni clienti che assisteva in una causa previdenziale per ottenere l’indennità di accompagnamento per figli o familiari disabili, a pagare una parcella ulteriore a quella stabilita dal tribunale prospettando, in caso contrario, che sarebbero andati incontro a problemi economici peggiori e che avrebbero perso la stessa indennità”.

La difesa delle imputate ha ottenuto di produrre, fra le altre cose, un'ordinanza di archiviazione del gip di Agrigento che proverebbe, secondo il loro punto di vista, che sulla vicenda c'è stato già un pronunciamento che scagionava l'avvocato Picone e avrebbe impedito alla Procura di istruire il processo. 

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