"Estorsione a clienti disabili", estromessa una parte civile

Le imputate sono l'avvocatessa Francesca Picone e la sorella Concetta, consulente di un patronato

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Un ex cliente disabile, come chiesto dalla difesa, viene estromesso dal processo e non sarà parte civile. Resta, invece, la moglie di cui era stata chiesta pure l’esclusione. È ripreso il processo a carico dell’avvocato Francesca Picone e della sorella Concetta, consulente di un patronato, accusate di estorsione e tentata estorsione ai danni di due clienti dello studio legale. Ieri pomeriggio il gup Alfonso Malato ha sciolto la riserva sulle richieste presentate all’udienza precedente dagli avvocati Angelo Farruggia e Annalisa Russello.

I due legali (ieri il collegio difensivo è stato integrato con l’avvocato Francesco Siracusano) all’udienza precedente avevano presentato una memoria di dodici pagine con la quale chiedevano, per ragioni formali legate alla precedente costituzione, di escludere dal processo due parti civili.

Nei mesi scorsi la Cassazione ha confermato l'ordinanza del gup Stefano Zammuto che anziché emettere la sentenza, restituì gli atti al pm ritenendo che “il fatto fosse diverso da come descritto nei capi di imputazione". Secondo l’accusa l’avvocato Picone, che in una circostanza avrebbe avuto il supporto della sorella Concetta, che lavora in un patronato come consulente fiscale, avrebbe costretto alcuni clienti che assisteva in una causa previdenziale per ottenere l’indennità di accompagnamento per figli o familiari disabili, a pagare una parcella ulteriore a quella stabilita dal tribunale. Le presunte vittime si erano costituite parte civile con l’assistenza degli avvocati Salvatore Pennica, Giuseppe Arnone, Arnaldo Faro e Gisella Spataro. Ieri un ex è stato estromesso dal processo. Le due imputate hanno reiterato la richiesta di giudizio abbreviato.

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Si torna in aula il 9 marzo per la requisitoria del pm Alessandra Russo che, la prima volta, aveva chiesto la condanna a 5 anni. 

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