Cronaca Via Francesco Crispi

"Giuseppe Miceli è stato ucciso", l'autopsia conferma le ipotesi: spunta la pista delle scommesse

L'artigiano di Cattolica Eraclea è stato ucciso dai colpi sferrati contro la sua nuca utilizzando una lastra di marmo. Parla il fratello: "Lo hanno ucciso come un cane. Perché?". Il giallo dei soldi che conservava in tasca mai più ritrovati. Rapina finita male o debiti di gioco?

Il laboratorio posto sotto sequestro in cui è stato ucciso Giuseppe Miceli

Ad agire sarebbero state più persone e ad ucciderlo sarebbero stati i colpi sferrati contro la sua nuca utilizzando una lastra di marmo. L’autopsia ha confermato i sospetti degli investigatori: Giuseppe Miceli, l’artigiano di 68 anni trovato cadavere ieri mattina dal fratello nel suo ufficio di Cattolica Eraclea, a pochi passi dal laboratorio dove lavorava il marmo, è stato ucciso e l'omicidio sarebbe avvenuto la sera di domenica 6 dicembre.

A confermarlo è stato l'esame autoptico, iniziato stamani nell’obitorio dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento e concluso nel pomeriggio, che ha anche chiarito quel taglio tra la gola e il mento: per i medici legali incaricati dalla Procura della Repubblica di Agrigento sarebbe una ferita successiva alla morte e quindi provocata probabilmente dalla caduta sul pavimento della vittima. Ora gli inquirenti indagano per capire il movente del delitto.

LA RAPINA E I SOLDI SCOMPARSI. Secondo quanto riferito dal fratello, Ignazio Miceli, ai carabinieri che indagano sul caso, la vittima avrebbe avuto in tasca dai 250 ai 300 euro contanti, ricevuti nel pomeriggio come acconto per il pagamento di due lavori svolti nella vicina Montallegro. Soldi che, però, non sono stati mai più trovati: gli assassini, quindi, potrebbero essere ladri occasionali che hanno deciso di rapinare l'uomo, perdendo poi il controllo della situazione. 

I DEBITI E IL VIZIO DELLE SCOMMESSE. Cattolica Eraclea è un paese sotto shock. Tutti conoscevano Giuseppe Miceli e tutti lo ricordano come un gran lavoratore. Tutti i giorni, dopo aver preso il caffè nel solito bar di via Oreto, si recava nel suo laboratorio e iniziava a lavorare. Senza moglie e senza figli, l'uomo spendeva i suoi soldi facendo scommesse calcistiche e giocando al superenalotto. Nient’altro. Un vizio che in passato lo avrebbe portato ad avere qualche debito, "ma - dicono gli amici e i familiari - roba di poco conto".

LE INDAGINI. Gli investigatori, coordinati dal pm Silvia Baldi della Procura di Agrigento, stanno vagliando tutte le ipotesi. Sembra che un'autovettura sia stata vista sfrecciare dalla via Francesco Crispi (dove è avvenuto il delitto) nella sera di domenica, proprio nelle ore in cui è stato commesso l'omicidio. E sembra anche che l'auto sia stata notata all'uscita del paese da una pattuglia dei carabinieri che stava facendo un posto di controllo che, però, non è riuscita a bloccarla. "Lo hanno ucciso come un cane - ha detto il fratello, Ignazio Miceli - . Può un uomo arrivare a far tanto soltanto per soldi?".

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