Lunedì, 15 Luglio 2024
Il caso

Si ustiona per salvare una persona dalle fiamme, ma voleva la promozione: respinto ricorso di un poliziotto

L'agente ha ottenuto un encomio. Secondo il Cgars il provvedimento è fortemente discrezionale, quindi non può essere sindacata la scelta

Ha riportato gravi ferite dopo essere intervenuto per salvare la vita ad un ragazzo rimasto ustionato a causa dell'esplosione di una cabina dell'Enel ma ottenne solo un encomio solenne senza alcun beneficio di carriera: poliziotto presenta ricorso ma prima il Tar e poi il Cgars respingono le richieste.

La vicenda risale al 2010, quando l'agente intervenne in una situazione di grave rischio per la sua vita per trarre in salvo un giovane. Un'azione che gli costò ustioni al volto e alle mani. In seguito a questo atto eroico ha ricevuto un encomio solenne e non una promozione per merito come invece, secondo l'agente, era previsto dalla norma.

Presentato un primo ricorso al Tar è stato respinto, ritenendo che l’autorità di polizia gode di "un ampio potere di apprezzamento discrezionale nella valutazione dei presupposti e dei requisiti per la concessione delle ricompense sicchè non può essere censurata la decisione di elargire l’encomio solenne anzicché la promozione alla qualifica superiore".

L'agente ha continuato a sostenere invece che la decisione è stata errata, perché la decisione non ha tenuto conto "dell'esposizione a grave pericolo di vita", non tenendo conto "che in concreto questa era la ragione per cui all’agente capo spettava la promozione per merito straordinario".

Il Cga, pur accettando che il pericolo di vita non era stato preso in considerazione dal giudice in primo grado, ha ribadito che il giudizio "è caratterizzato da un alto grado di discrezionalità notevolmente più elevato rispetto alla discrezionalità di cui dispongono gli esaminatori in un esame scolastico, di abilitazione o di concorso".

"E’ quindi ragionevole l’illazione che un singolo episodio nel quale l’agente abbia 'corso grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica' non impone necessariamente la ricompensa della promozione alla qualifica superiore" dicono i giudici amministrativi. "E’ del tutto ragionevole, quindi, che un unico episodio, per quanto estremamente apprezzabile, in cui l’agente ha messo in repentaglio la propria vita non possa ritenersi sufficiente a provare il possesso delle qualità necessarie per ben adempiere le funzioni della qualifica superiore, e che possa essere premiato, come nel nostro caso, con l’encomio solenne". 

L'agente è stato condannato a pagare le spese legali.

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