La Sicilia resta “isolata”, gli emigrati: “Ingiusto attendere ancora per tornare a casa"

I tempi di isolamento fiduciario non consentono tra l'altro ritorni “lampo” anche solo per poter ritrovare le famiglie dopo mesi di distacco

(foto ARCHIVIO)

“Traditi” dalla propria isola, la stessa che fino ad una certa fase non ha regolato in alcun modo gli ingressi e che oggi, invece, impedisce un ritorno a casa per chi vorrebbe poter riabbracciare i propri cari e che magari oggi si trova lontano dalle proprie famiglie solo perché ha rispettato le regole.

Stiamo parlando delle migliaia di agrigentini residenti in diverse regioni d’Italia che oggi, con la decisione di mantenere chiuse le “frontiere” fino al 7 di giugno, hanno visto rinviare ancora una volta, diversamente da altre Regioni, la possibilità di tornare nella propria terra.

Decisioni prese a livello regionale per limitare la diffusione del Covid e, soprattutto, i rapporti con le regioni dove il virus ha chiesto con maggior “cattiveria” il proprio tributo di sangue ma che oggi, appunto, allungano l’attesa.

“In pratica – commenta una giovane che lavora al Nord - quelli che il 7 di marzo siamo stati definiti ‘responsabili’ per non essere scesi in massa adesso siamo trattati da ‘deficienti’. Come sempre in Italia chi rispetta le regole è il cretino di turno”.

Ma non solo: il ritorno in “patria” oggi è sottoposto ad una serie di regole che di fatto rendono impossibile una visita “veloce” alle proprie famiglie, cioè l’obbligo di doversi sottoporre a due settimane di isolamento fiduciario prima di poter riprendere l’aereo per tornare al luogo dove si è costruita una vita.

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“Trovo un po' ingiusto questo protrarsi della limitazione – spiega un trentenne, dipendente statale - . Dire ‘chi vuole entrare deve fare 15 giorni di isolamento’ equivale a escludere tutti coloro che per lavoro possono restare solo 10 15 giorni. Inoltre – continua - si parla sempre di valutazione della curva per evitare un sovraccarico del sistema sanitario e questo probabilmente aveva un valore nella fase iniziale, ma con oltre il 95% dei positivi che sono in isolamento a casa e solo poche decine negli ospedali, dove pure sono cresciuti i posti letto in terapia intensiva davvero non capisco”.

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