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Fuga dall'Agrigentino, Pullara: "Sedicimila licatesi hanno deciso di andare via"

Il componente del collegio sindacale del Policlinico di Palermo commenta i numeri dell'emigrazione che affligge il territorio

“Il modo di emigrare negli ultimi tempi è di sicuro cambiato. Mentre prima della crisi l’emigrazione era vista più come un modo per soddisfare una curiosità verso l’estero oppure come obiettivo primario per migliorare la propria conoscenza della lingua straniera, adesso è dettata spessissimo dalla disperazione”. Commenta così i numeri dell'emigrazione che affliggono il territorio agrigentino, il licatese Carmelo Pullara, componente del collegio sindacale del Policlinico di Palermo

"I dati a livello regionale sono impressionanti, - scrive Pullara - nel 2015, i siciliani iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero sono 713.483, di cui, 97 su 1000 sono di Agrigento e addirittura 386 su mille sono di Licata. Infatti, i cittadini licatesi, che hanno scelto la via dell’esodo sono circa 16.000 e la provincia la segue con dati altrettanto allarmanti. Ormai questo fenomeno coinvolge non solo coloro che vogliono mettersi in gioco dopo un percorso formativo eccellente, ma anche coloro che fuggono essendo talenti semplici, braccia, persone che non vedono un futuro per loro stessi e per i loro figli quaggiù, decidendo di scommettere non solo su una vita al Nord Italia, ma persino e sempre più spesso, all’estero"

"Sono interi nuclei familiari a fuggire, non solo singoli, lasciando Licata, Palma, Favara, la Sicilia - commenta Pullara - per la speranza in un futuro migliore. Se questa è l’analisi del problema, occorre capire ed agire per cambiamenti strutturali, morali, politici ed organizzativi che ridiano speranza e risorse ai tanti giovani e alle loro famiglie che partono per mai più tornare.

"E mentre i pochi agricoltori-eroi rimasti dopo la tromba d’aria si chiedono come pagare la plastica per mettere su le serre che accoglieranno i prodotti della terra, - afferma Pullara - i nostri giovani arricchiranno il nord o l’estero con la loro preparazione e la loro forza lavoro e da quel momento Licata e il sud avrà perso l’investimento fatto in istruzione e professionalità. Con tutto ciò che ne consegue. Meno famiglie, meno economia, maggiore povertà. Stiamo assistendo ad un impoverimento economico, intellettuale e culturale dei nostri territori che muterà direzione solo con la creazione di nuove opportunità e con lo sfruttamento delle risorse esistenti (turismo, agricoltura, pesca). Forse l’errore sta nel non capire che oggi più che mai occorrono competenze, visione d’insieme e programmi rigorosi da sottoporre a costante e periodica verifica per costruire laddove è stato distrutto".

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