"Quanto dolore, passa un'ambulanza ogni sei minuti e tanti amici hanno il Covid-19": l'agrigentina Giusy in "trincea" a Bergamo

A gennaio, dopo anni di lavoro alla Procura, ha vinto il concorso di funzionario dell'ex Provveditorato: "All'ufficio Ragioneria sono tutti infetti e non mi hanno neppure caricato il contratto, sogno di riabbracciare i miei familiari e gli amici"

Giusy Galia

"Sono venuta a gennaio con grande entusiasmo dopo avere vinto il concorso e trovato una sistemazione lavorativa fissa, invece sono qua nell'angoscia. Passa un'ambulanza ogni sei minuti, vedo amici e conoscenti ammalarsi e morire. Mi manca Agrigento ma non sono scesa, neppure quando si poteva farlo, per tutelare la salute dei miei familiari. Sogno di riabbracciarli e di rivedere i miei amici ma temo che per molti mesi non sarà possibile".

Giusy Galia, 33 anni, una laurea in giurisprudenza e diversi anni di lavoro come tirocinante del procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella, sta combattendo la sua battaglia in una delle città più colpite al mondo dal Coronavirus. In lombardia ha iniziato a lavorare come funzionario dell'ex Provveditorato agli studi. Chi la conosce ne apprezza la solarità e l'allegria che sono solo intaccate dal dolore e dalla morte che sta vedendo da vicino in queste settimane.

"Sono arrivata a Bergamo il primo giorno dell'anno e non c'era alcun allarme legato alla pandemia, ne sentivo parlare in tv come tutti ma sembrava una cosa lontana. L'atmosfera era triste per un'emergenza legata a tanti casi di meningite ma è rientrata presto". La vita di Giusy sembra procedere come da programmi per almeno un paio di mesi.

"Stavo cercando casa, nel frattempo ho alloggiato da mia sorella che lavora qua da anni. Ho programmato una serie di rientri per i fine settimana e per Pasqua. Sono molto legata alla mia famiglia e ai miei amici oltre che alla mia città, avevo acquistato i biglietti aerei perchè non mi sarei mai persa il Mandorlo in fiore. Era tutto programmato nei dettagli, compresa la Pasqua in famiglia".

L'8 marzo, dopo un crescendo di tensione, la nazione inizia a prendere consapevolezza che, forse, non si è davanti a "una banale influenza", e inizia la stretta del governo. Quando alcune indiscrezioni di stampa annunciano l'immediata "chiusura" della Lombardia, a cui seguirà, dopo solo 48 ore quella dell'intera nazione, ecco che tanti siciliani assaltano le stazioni per rientrare.

"Non l'ho fatto - racconta Giusy - perchè ho voluto tutelare i miei familiari e non l'ho fatto nemmeno nei giorni precedenti quando non c'era alcuna norma che lo vietava. L'odio social della gente e la caccia all'untore che si è scatenata, però, non mi sono piaciuti. Ho visto immagini di tanti ragazzi che, proprio in quei giorni, noncuranti dei divieti, assaltavano bar, piazze e chioschi di Agrigento. Se loro non si sono tutelati, non è bello alimentare odio. E' un momento di dolore in cui bisogna resistere, lottare e scacciare la tentazione di farsi trascinare dall'odio".

Giusy, dalla sua casa "provvisoria" di Bergamo, lavora in smart working ma è costretta ugualmente a uscire. "I supermercati non fanno più consegne a domicilio perchè sono in tllt. Al massimo si può prenotarla, con mille difficoltà, e poi andarla a ritirare.

"Colleghi e amici - racconta ancora Giusy Galia - sono ricoverati in terapia intensiva, sappiamo che ci sono molti ammalati e morti che sfuggono al censimento del Covid-19. E' un dolore infinito, sembra di essere in guerra con le ambulanze che passano ogni sei minuti e le notizie che arrivano in continuazione di amici e colleghi ammalati o in terapia intensiva. Amici e conoscenti mi parlano di loro amici e colleghi che si sono infettati e non ce l'hanno fatta. E' uno strazio".

Giusy, nonostante lavori da alcuni mesi, attende ancora che il suo contratto venga registrato perchè, all'ufficio Ragioneria si sono ammalati tutti di Covid-19 e l'ufficio ha chiuso. Adesso ha un solo desiderio, al momento un sogno.

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"Voglio riabbracciare i miei familiari, ma temo che non potrò farlo prima di sei mesi".

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