Gestione dell'emergenza Coronavirus, l'avvocato Farruggia attacca: "I nostri politici si vergognino"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Ieri 31 marzo, Coronavirus: i contagi arrivano a 1.647 (+92), in Sicilia ci sono più morti che guariti. Lo rende noto la Regione nel consueto aggiornamento. 
Nelle ultime 24 ore ancora un basso numero di tamponi (876), Sono ricoverati 575 pazienti (+16 rispetto a ieri), di cui 72 in terapia intensiva. I guariti sono 74, i deceduti 81”.

Questo, l’ultimo bollettino regionale sui numeri del Covid-19.

Il 30 gennaio 2020, in seguito alla segnalazione da parte della Cina (31 dicembre 2019) di un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota (poi identificata come un nuovo coronavirus Sars-CoV-2) nella città di Wuhan, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiaravalo stato di emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale.

Il Governo italiano, dopo i primi provvedimenti cautelativi,sospensione di tutti i voli da e per la Cina, adottati a partire dal 22 gennaio, ha proclamato lo stato di emergenza e messo in atto le prime misure contenimento del contagio sull'intero territorio Nazionale.
Dopo l’istituzionecon Decreto Legge del 23 febbraio 2020, in seguito ai focolai registratisi in Lombardia e Veneto, delle c.d.“Zone Rosse”, individuate nell'allegatoDMCP del  23 febbraio 2020, via via poi estese, il 4 marzoil Governo Nazionale decretava la chiusura delle scuole e con successivo DMCP del 9 marzo 2020, estendeva le misure di cui al DPCM dell’ 8 marzo 2020 a tutto il territorio nazionale, giungendo, dopo la dichiarazione di pandemia ad opera dell’OMS dell’11 marzo,alla chiusura di tutte le attività produttive non essenziali, di fatto avvenuta il 20 marzo.
Con il progredire dei contagi, il vertiginoso quanto repentino incremento dei decessie il collasso delle strutture sanitarie, regioni come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, ma anche regioni come il Lazio, la Campania e la Puglia, con una lotta contro il tempo, si sono sempre meglio organizzate per ampliare i posti letto di terapia intensiva e approntare, prima reparti, poi interi Ospedali ad hocdedicati al Covid-19, aumentando progressivamente dotazioni, personale medico e infermieristico. 
Con l’obiettivo di aumentare lo screening, in città come Bologna, Trento e Arezzo, si sono affinate le tecniche diagnostiche, con tamponi somministrati a bordo delle autovetture, ovvero a domicilio, come nella città di Piacenza.
Nel frattempo, Presidenti di Regione, Sindaci, Assessori alla Salute, Direttori di Presidi Ospedalieri, esperti virologi e Dirigenti medici delle più importanti strutture sanitarie, con l’ausilio dei media nazionali e locali, hanno costantemente informato la cittadinanza, non solo attraverso la triste lettura dei bollettini di guerra, ma anche sulle strategie intraprese per il contrasto alla pandemia. 
Seppure con notevole sacrificio, e qualche passo falso del Governo centrale, con sforzi immani e il costo di numerose vite tra il personale medico e infermieristico, la sanità delle regioni del nord si è dimostrata un’eccellenza, al punto da assurgere ad esempio per paesi come la Spagna, la Francia, il Regno Unito e persino gli USA (c.d. modello italiano). 
In questa tragica, quanto surreale esperienza vissuta, in un momento in cui, nonostante i primi fievoli segnali positivi, non si è ancora in grado di arrestare il contagio, poche sembrano essere le certezze unanimamentericonosciute dalla Comunità scientifica per un valido contrasto alla diffusione del virus: 
-    la necessità dell’isolamento e riduzione del contatto sociale;
-    la necessità di aumentare, il più possibile, la somministrazione dei tamponi;
-    le strutture nosocomiali, specie se il personale sanitario è privo di adeguate dotazioni di protezione, può divenire esso stesso pericoloso focolaio di contagio;

Forse, solo dopo il 4 e l’8 marzo, anche a seguito della incontrollata migrazione verso i paesi del sud Italia, noi agrigentini, con il vertiginoso aumento delle vittime e dei contagi, abbiamo capito che il Covid-19 era una cosa seria.

Da allora, costretti a casa, abbiamo vissuto una vita sospesa, affacciati ai balconi come spettatori inermi, in attesa delle successive evoluzioni, con un’ansia crescente a partire dalla prima positività riscontrata in città il 19 marzo, e il successivo progredire dei contagi, ad oggi arrivati, stando ai dati ufficiali, a 9 solo città e a 94 nell’intera provincia. 

Fino alla scorsa settimana, a parte il consueto bollettino sul numero dei contagi, solo scarne notizie, quasi il silenzio, sul come la sanità agrigentina si stesse preparando all’eventuale onda d’urto. Non un’intervista dei Dirigenti amministrativi e sanitari, non un aggiornamento sullo stato dell’arte o sull’equipe medica incaricata di gestire l’emergenza.

Ma in questa settimana, abbiamo letto: di un caso a Palma di Montechiaro in cui fra esiti dubbi e test da rifare, un tampone, da positivo che era, il giorno dopo è divenuto negativo; del Sindaco di Raffadali che per i ritardi nella trasmissione degli esiti dei tamponi, minacciava denunce alla Procura della Repubblica e del Direttore Sanitario Gaetano Mancuso (facente funzioni, in attesa che si trovi un accordo politico sul nuove nomedel Direttore Generale), che chiamava il Sindaco per scusarsi, salvo poi l’esito del tampone arrivare, cosi abbiamo appreso, dopo ben sei giorni; ma a tranquillizzare tutti interviene l’Assessore alla Salute Ruggero Razza, che ha chiarito come un ritardo negli esiti dei tamponi non comporta la mancata diagnosi,ma “al massimo” prolunga la quarantena necessaria e richiesta prima di iniziare le cure.

Ma ciò che più sconvolge, è la notizia, di ieri, con cui è stato annunciato, con imperdonabile ritardo rispetto all’esplodere dell’emergenza e alle strazianti immagini di Bergamo, èche sono“quasi ultimati”, i lavori del nuovo reparto all’interno dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento che ospiterà i pazienti affetti da Coronavirus della nostra provincia.

Apprendiamo, quindi, che il nosocomio Agrigentino, nato vecchio, da sempre privo di un reparto di malattie infettive, in cui gli spifferi si contrastano con lo Scotchalle finestre e in trent’anni non è maistato possibile fare funzionare la fotocellula all’ingresso, oggi, ancora privo,nonostante l’emergenza, di un Direttore Generale,sta ultimando i lavoriper divenire riferimento Covid per la Provincia di Agrigento, in cui saranno complessivamente disponibili 23 posti di terapia intensiva. 

Tanto il ritardo, quanto la scellerata scelta, contraria alle raccomandazioni provenienti dall’esperienza degli Ospedali di Codogno, Lodi e Bergamo,di creare, con ciòcandidandosi a nuovo focolaio d’infezione, un reparto Covid all’interno del nosocomio, nonostante le frettolose rassicurazioni diramate dal Direttore sanitario, appaionodavvero insopportabili. Chi sono i politici che hanno consentito questo ritardo edeciso tutto questo, vogliamo sapere i nomi e i cognomi.

Sappiamo, e vogliamo essere smentiti, che ad oggi il personale medico ed infermieristico è privo delle più elementari dotazioni, ed in tali condizioni è stato costretto a lavorare, anche quanto nel reparto di cardiologia era presente una caso Covid.
Vogliamo sapere, e attendiamo risposte, se in un nosocomio in cui non è mai stato presente un reparto di malattie infettive, quali medici e quali infermieri si occuperanno di gestire i pazienti Covid. Ad Agrigento esistono virologi, esperti di malattie infettive? Vogliamo sapere chi sono. Il personale sanitario impiegato sarà dedicato o di volta in volta diverso in base ai turni? avrà le competenze e dotazioni necessarie a prevenire il rischio di divenire veicolo di contagio per la città?

Ai giornalisti, dico è il tempo delle inchieste, di scoperchiare gli scandali e smascherare i responsabili di questo generale stato di inefficienza.

A voi politici Agrigentini, Deputati regionali, in vetrina, con la vostra insopportabile ignavia, dico “ Vergognatevi!!
Anziché organizzare squallidi aperitivi pre-elettorali, fatti di falsi sorrisi, strette di mano e abbracci, nascondetevi, siamo stanchi della vostra incompetenza.

Avv. Angelo Farruggia
 

Torna su
AgrigentoNotizie è in caricamento