Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Maresciallo corrotto da avvocato? La Cassazione: "Ecco perchè la condanna andava annullata"

La Suprema Corte accoglie i ricorsi della difesa: "I giudici di appello non hanno motivato come si sia arrivati a intercettare per truffa e falso e condannare per corruzione". Impossibile un nuovo processo perchè il reato è prescritto. I legali del sottufficiale Antonio Arnese e dell'ex presidente di Ecap e Casa Amica, Ignazio Valenza, avevano censurato la "pesca a strascico" con le cimici

Da sinistra il maresciallo Antonio Arnese e l'avvocato Ignazio Valenza

I giudici della Corte di appello di Palermo - che avevano confermato la pena di 2 anni di reclusione, per l'accusa di corruzione, nei confronti del maresciallo dei carabinieri Antonio Arnese, all'epoca comandante del Nucleo ispettorato del lavoro e dell'ex presidente di Ecap e Casa Amica, Ignazio Valenza - non hanno motivato perchè si sia arrivati ad una condanna per corruzione utilizzando delle intercettazioni che, in origine, erano state disposte per altri reati di falso e truffa "la cui connessione non appare evidente".

La questione avrebbe potuto essere oggetto di un secondo processo di appello ma la prescrizione ha preso il sopravvento. Ecco perchè - accogliendo il ricorso dei difensori, gli avvocati Daniela Posante, Antonino Gaziano e Giuliano Dominici - la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza sul "caso Ecap".

Il giudice Benedetto Paternò Raddusa, consigliere estensore della sentenza articolata in 8 pagine, motiva il verdetto, emesso il 18 maggio, che ha cancellato anche l'ultima condanna che era rimasta in piedi dopo quasi una decina di anni di indagini e processi. 

L'inchiesta, allora condotta dal pubblico ministero Andrea Maggioni, in un primo momento ipotizzava una serie di stabilizzazioni illegittime da parte dell'istituto di formazione Ecap, presieduto dall'avvocato Ignazio Valenza, a favore di alcuni lavoratori e a discapito di altri. Una serie di intercettazioni fecero allargare le indagini ad altre ipotesi di reato - dal peculato, alla tentata estorsione fino alla corruzione - che non hanno superato il vaglio prima dell'udienza preliminare e poi del processo.

Con la sentenza di primo grado - emessa dal collegio di giudici del tribunale di Agrigento, presieduto da Giuseppe Miceli e poi confermata in appello - restava in piedi solo la condanna a carico di Arnese e Valenza per corruzione. 

Arnese, all’epoca dei fatti, nel 2012, comandante del nucleo ispettorato del lavoro, secondo l'ipotesi originaria, avrebbe chiesto e ottenuto l’assunzione della moglie alle dipendenze dell’istituto assistenziale Casa Amica in cambio di un controllo addomesticato all’istituto di formazione Ecap. Entrambi gli enti erano presieduti da Valenza che in quegli anni era pure segretario del consiglio forense.

La difesa, oltre a sostenere una serie di argomentazioni di merito, aveva censurato la cosiddetta "pesca a strascico", ovvero le intercettazioni a tappeto a "caccia" di reati. Circostanza che ha fatto presa in Cassazione. 

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