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Martedì, 18 Giugno 2024
"Cold case"

Padre e figlio ammazzati in campagna nel 1992 per 50milioni di lire, una jeep e dei cani di caccia: indagati mandanti ed esecutore

Il duplice omicidio di Salvatore e Gaetano La Placa, organizzato in famiglia, venne compiuto a San Biagio Platani. Le indagini dei carabinieri e della procura di Agrigento hanno permesso di ricostruire, a distanza di 32 anni, cosa è effettivamente avvenuto

Perquisizioni e sequestri in corso, e con grande spiegamento di forza, fra San Biagio Platani, Santo Stefano Quisquina e Comitini. I carabinieri della compagnia di Cammarata stanno, già da qualche ora, rivoltando case e magazzini. E il loro lavoro, in realtà così piccole, non è affatto passato inosservato. Nei tre paesi sono presenti anche gli avvocati dei tre indagati per concorso in omicidio.  

Le perquisizioni, disposte da Salvatore Vella, procuratore aggiunto della Repubblica di Agrigento, sono - secondo quanto apprende AgrigentoNotizie - legate a un'inchiesta sul duplice omicidio, del lontano 1992, di Salvatore e Gaetano La Placa a San Biagio Platani.  A distanza di 32 anni, le investigazioni di carabinieri e pubblici ministeri potrebbero - così sembra almeno per il momento - essere arrivate ad una svolta. Si tratterebbe di un "cold case", un "caso freddo": così vengono indicati oggi, anche grazie a una celebre serie tv Usa, i gialli di cronaca nera archiviati senza soluzione, dimenticati di fronte a emergenze più immediate, ma che all'improvviso vengono riaperti. E appunto risolti. 

Tre gli indagati 

Per concorso in omicidio sono indagati, a piede libero, Luigi Costanza di 77 anni, residente a Comitini; Carmela La Placa, 56 anni, residente a Santo Stefano di Quisquina e Rosalba La Placa, 67 anni, residente a San Biagio Platani. Gli indagati hanno già nominatogli avvocati Gaetano Timineri, Valentina Buongiorno, Sergio Spallino (del foro di Sciacca), Antonino Gaziano e Mongiovì Gaziano. Ipotizzate anche le aggravanti della premeditazione e, per Carmela e Rosalba La Placa, dell'aver agito contro due ascendenti (padre e nonno paterno), nonché quella d'aver approfittato di circostanze di tempo e di luogo tali da ostacolare, per le vittime, la difesa. 

Carmela e Rosalba La Placa, figlie di Gaetano La Placa, per la procura di Agrigento sarebbero state le mandanti del duplice omicidio di Salvatore e Gaetano La Placa. Luigi Costanza è indagato invece come esecutore materiale. 

Agguato organizzato in famiglia 

Le indagini dei carabinieri e della procura di Agrigento hanno permesso di ricostruire, a distanza di 32 anni, cosa è effettivamente avvenuto a San Biagio Platani. "Nel settembre del 1992 venne deciso di commissionare a Luigi Costanza l'omicidio di Gaetano La Placa", scrive la procura. Alla base vi sarebbero state diatribe, discussioni e liti perché - stando sempre alle ricostruzioni degli inquirenti - "Gaetano La Placa voleva allontanare dall'abitazione il marito della figlia". 

Duplice omicidio La Placa, la Fiat 127 in contrada Mandralia a San Biagio Platani

Alle prime luci dell'alba del 14 ottobre 1992, Costanza sarebbe stato avvertito del fatto che Gaetano La Placa si stava dirigendo verso contrada Mandralia dove aveva un appezzamento di terreno. "Luigi Costanza recatosi in contrada Mandralia faceva accostare sul ciglio della stradina Gaetano La Placa e il padre Salvatore La Placa, che erano a bordo di una Fiat 127 - scrive la procura - . Cogliendoli di sorpresa li colpiva a distanza ravvicinata con diversi colpi d'arma da fuoco, verosimilmente un fucile semiautomatico calibro 12". 

Omicidi pagati con 50milioni di lire, una jeep e dei cani di caccia 

"Carmela e Rosalba La Placa davano a Luigi Costanza, come corrispettivo per i due omicidi, 50milioni di lire, in parte proventi della riscossione di buoni fruttiferi postali, una jeep e dei cani di caccia" - ha ricostruito sempre la procura della Repubblica di Agrigento. 

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Uno degli ultimi "cold case" risolti da carabinieri e magistrati della Dda di Palermo è stato quello che ha permesso di individuare l'esecutore materiale dell'omicidio di Diego Passafiume. L'uomo era stato freddato proprio nel giorno del suo anniversario di matrimonio, il 22 agosto 1993, a Cianciana, piccolo centro dell'agrigentino. Passafiume, onesto imprenditore 41enne nel settore del movimento terra, mentre era alla guida della propria auto, era stato colpito a morte da alcune fucilate, sparategli da un ignoto, che si era subito dileguato con altri complici, a bordo di un'autovettura. Durante le immediate ricerche, i carabinieri ritrovarono, in fiamme, l'auto utilizzata dai killer. L'autopsia confermò che l'imprenditore era stato colpito da tre fucilate, di cui una in pieno volto. All'inizio di settembre del 2018, quindi dopo 25 anni, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip del tribunale di Palermo e richiesta dalla Dda, venne arrestato Filippo Sciara, 54 anni, ritenuto - da investigatori e inquirenti - affiliato alla "famiglia" di Siculiana. 

(Aggiornato alle ore 10,50)

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