Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Goletta Verde: "Fermiamo le trivellazioni al largo di Agrigento e Licata"

Oltre diecimila chilometri quadrati di mare, nel Canale di Sicilia, sono interessati dalle estrazioni. Legambiente: "Si continua a ipotecare il futuro di questa regione a vantaggio della lobby del petrolio"

Goletta verde

Goletta Verde, la storica imbarcazione di Legambiente che verifica lo stato di salute delle acque di balneazione, continua la sua battaglia contro la raccolta di petrolio nel Canale di Sicilia e lancia un appello a tutte le amministrazioni siciliane, alle associazioni di categoria, a partire da quelle della pesca e del turismo, agli enti parco e a tutti coloro che hanno a cuore la tutela del mare e del territorio siciliano, di fare fronte comune "per fermare l’insensata corsa all’oro nero, che vede interessati ben diecimila chilometri quadrati di mare, e proseguire così la battaglia di civiltà portata avanti con il referendum dell’aprile scorso".

"Un parziale successo in Sicilia si è avuto - scrive Legambiente - grazie all’approvazione della legge di stabilità 2016, frutto delle battaglie portate avanti dalle associazioni ambientaliste in questi anni. In Sicilia, ad esempio, sono state rigettate un’istanza di permesso di ricerca al largo di Licata (della Petroceltic Italia) e un’istanza di concessione di coltivazione a sud di Pantelleria (di Eni). Sono state, invece, riperimetrate  la concessione di coltivazione al largo di Licata (di Eni); le istanze di permesso di ricerca della Northern Petroleum (Agrigento); della Northern Petroleum (tra Agrigento e Licata); di Eni (al largo di Gela); della Transunion Petroleum (a largo di Punta Secca – spiaggia di Montalbano). Quest’ultima istanza di permesso di ricerca aveva suscitato non poche polemiche presso la popolazione".

Ancora oggi però rimane il rischio che venga realizzata, nell’area entro le dodici miglia, la nuova piattaforma di Edison Vega B, per la quale, secondo gli ambientalisti, insistono molte perplessità sia sugli aspetti ambientali che procedurali oltre che le preoccupazioni per i rischi che tale attività comporterebbe. Proprio per questo Legambiente, Greenpeace e il Touring Club italiano e il Wwf sono da tempo impegnati in una battaglia giudiziaria a suon di ricorsi la realizzazione di questa piattaforma.

“La nostra battaglia continua anche dopo il referendum – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – perché il cambiamento del modello energetico è già in atto e sta mettendo le fonti fossili ai margini. C’è un altro scenario più conveniente, pulito, democratico su cui chiediamo al Governo Renzi di puntare per portare l’Italia fuori dall’era dei fossili, in linea con gli impegni presi a Parigi alla Cop21. L’Italia possiede oggi risorse naturali e opportunità per ridurre l'utilizzo di petrolio e gas puntando sulle alternative realmente competitive ma bloccate da politiche miopi e sbagliate: l’autoproduzione da energie rinnovabili, il biometano, l'efficienza energetica”.

“La classe politica siciliana – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia - si sta confermando incapace di scelte strategiche in materia energetica senza avere la minima percezione di quanto queste siano importanti per il futuro di questa regione. Il Governo siciliano continua a guardare al passato condannando la più grande piattaforma di energie rinnovabili del Mediterraneo, qual è la Sicilia, all’arretratezza e al sottosviluppo. Senza contare che un eventuale incidente potrebbe causare danni incalcolabili alle coste siciliane dal punto di vista ambientale. Così come devastanti potrebbero essere gli effetti che anche piccole quantità di greggio disperso in mare potrebbero avere sulle nostre coste”.

I dati sulle estrazioni nel mare siciliano - Le tre concessioni di coltivazione per l'estrazione di idrocarburi nel Canale di Sicilia vedono 6 piattaforme e 36 pozzi produttivi che nel 2015 hanno estratto oltre 247mila tonnellate di greggio, pari al 32,9% della produzione nazionale a mare (corrispondente a 750.686 tonnellate) e solo al 4,5% della produzione totale nazionale (mare e terra). La produzione nei primi mesi del 2016 (gennaio – aprile) ha visto invece estrarre oltre 117mila tonnellate di petrolio (il 48% dell'intera produzione dell'anno precedente, il 50% in più rispetto allo stesso periodo di riferimento del 2015 in cui erano state estratte 77mila tonnellate di greggio).

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