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Agrigento, progetto Lions "Cento libri per il carcere femminile"

Consegnati questa mattina i volumi raccolti dal Lions Club di Ravanusa-Campobello destinati alla Biblioteca del Carcere Femminile di Agrigento nel corso di una piccola cerimonia che si è svolta all'interno dell'istituto

Consegnati questa mattina i volumi raccolti dal  Lions Club di Ravanusa-Campobello destinati alla biblioteca del carcere femminile di Agrigento nel corso di una piccola cerimonia che si è svolta all’interno dell’istituto.

Si tratta di libri raccolti durante il reading “100 libri per il Carcere Femminile di Agrigento”  voluto dal presidente del Lions, avvocato Salvatore Manganello con il coordinamento del professor Francesco Pira che si è svolto lo scorso dicembre nella parrocchia di Maria e Gesù di Campobello di Licata.

Presenti oltre l’avvocato Salvatore Manganello ed il professor Francesco Pira, il direttore del carcere, Rosario Belfiore, il capo area trattamentale, Giovanni Giordano, il comandante della polizia penitenziaria, Giuseppe Lo Faro, il presidente della circoscrizione Lions, Angelo Collura, il segretario ed il consigliere del Lions Ravanusa- Campobello, Giacomo Gatì e Pino La Mendola ed il poeta Lorenzo Peritore.

La delegazione formata dai dirigenti Lions e dagli autori Pira e Peritore è stata accolta dai massimi vertici della struttura penitenziaria. Dopo il saluto del direttore Belfiore e del capo area Trattamentale, Giordano, sono intervenuti Manganello, Pira e Collura soprattutto per ribadire che l’impegno non si esaurisce con questa iniziativa ma proseguirà nel tempo.

«Le iniziative nel territorio – ha sottolineato il presidente Manganello – sono concrete e siamo contenti che questo progetto, che ha visto l’impegno non soltanto del Direttivo e dei soci Lions di Campobello e Ravanusa, ma di tanti scrittori, poeti, saggisti che hanno fatto pervenire le loro opere messe a disposizione della biblioteca del carcere, abbia avuto successo».

Pira ha rilevato come «oggi la società ha bisogno di dimostrare solidarietà con fatti concreti. Si può fare tanto. Ognuno di noi può dare un piccolo ma importante contributo per rendere la vita delle persone recluse diversa. I libri rappresentano un patrimonio e uno strumento di conoscenza, ma anche di apertura verso quello che accade nel mondo, oltre le sbarre».

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