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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca

Cattedrale, don Franco torna a parlare: "Esiste un disinteresse collettivo"

L'arcivescovo: "Penso alle tante infrastrutture che nella terra agrigentina versano in uno stato di preoccupante abbandono e ai tanti servizi che nei nostri paesi presentano carenze inaccettabili"

“Risuona in me il grido di dolore della cattedrale”. Queste le parole di don Franco, l’arcivescovo di Agrigento, che torna a parlare e lo fa con una lettera pastorale.

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Don Franco, in occasione della giornata dedicata a tutte le parrocchie dell’arcidiocesi, non dimentica il “caso cattedrale”. Dopo la marcia ed il sostegno degli agrigentini, l’arcivescovo spera in una soluzione. 

Le parole di Don Franco

"Penso alla cattedrale ferita e dimenticata, per il colle di Agrigento instabile e tradito e per il centro storico sempre più desolato e cadente, che preoccupano anche per l’incolumità delle persone e la tutela delle costruzioni dell’area circostante. Chiusa e pericolante ormai da sei lunghissimi anni, la nostra chiesa madre sta là, sul suo colle, a ricordarci le drammatiche conseguenze delle inadempienze istituzionali e del disinteresse collettivo. Rifiuto però di pensare che le piaghe e lo stato di abbandono della cattedrale e del suo colle debbano diventare simbolo della nostra terra e – perché no? – della nostra chiesa. Semmai sogno testardamente una 'risurrezione' che diventi segno di una ripresa generale. Mi sto riferendo alle tante risorse della terra agrigentina che continuano a essere mortificate e paralizzate da molteplici fattori interni ed esterni che, radicati nel passato, rendono sempre più incerto non solo il presente ma anche il nostro futuro".

"Penso alle tante infrastrutture che nella terra agrigentina versano in uno stato di preoccupante abbandono e ai tanti servizi che nei nostri paesi presentano carenze inaccettabili. Penso alle gravi problematiche che costringono tante imprese e attività locali a chiudere o a ridurre la loro capacità di iniziativa e di investimento, sia per la mancanza di adeguate politiche di rilancio e di sostegno sia per la diffusione latente di una mentalità rassegnata al clientelismo e all’illegalità. Penso - continua don Franco - soprattutto alla dignità offesa di un numero crescente di giovani e famiglie, anziani e immigrati, malati e disabili, che versano in condizioni sempre più difficili e spesso insostenibili".

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"E nello stesso tempo non posso non pensare alle nostre comunità ecclesiali, chiamate ogni giorno a misurarsi con una realtà sempre più complessa, problematica e frammentata, costrette ad affrontare sempre maggiori responsabilità e maggiore impegno, che a volte va al di là delle loro possibilità e delle loro forze. Comunità che sono chiamate a ripensare il proprio volto e il proprio ruolo in un contesto sociale che ci sta chiedendo altro, non perché quello che abbiamo fatto finora non vada più bene, ma perché, vista la situazione, non è più sufficiente e rivendica un “di più” a cui dobbiamo prepararci e a cui dobbiamo saper rispondere con determinazione e coraggio. Se ripeto ancora una volta queste cose è perché sono fermamente convinto che la forza rinnovatrice del Vangelo, che passa attraverso la vita e l’azione della Chiesa, ci chiede una forte presa di coscienza delle sfide da assumere".

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