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Uno dei cartelloni affissi all'ingresso della chiesa in cui sono stati celebrati i funerali di Cristian Russo e Giuseppe Piparo

Uno dei cartelloni affissi all'ingresso della chiesa in cui sono stati celebrati i funerali di Cristian Russo e Giuseppe Piparo

Che cosa resterà dopo il momento del ricordo e della preghiera?

Il commento di don Carmelo Petrone, direttore del settimanale cattolico "L'Amico del Popolo"

Quando anche stavolta, domani o dopodomani, si spegneranno i riflettori e le telecamere e i giornali e i siti web avranno altro da trattare e mostrare, su quanto accaduto - domenica sulla strada statale, all’altezza di contrada Maddalusa, quando le vite di Criastin Russo e Giuseppe Piparo sono state spezzate in un terribile incidente stradale - che cosa resterà di questa tragedia? Che cosa resterà dopo il momento dell’indignazione, del ricordo e della preghiera?

 
Resterà certamente il dolore inconsolabile dei genitori di Cristian e Giuseppe, dei familiari, degli amici. Resterà, anche, il dolore di una comunità, quella di Villaseta, che ha assistito impotente a questo sfregio alla vita giovane. Sul posto dell’incidente resterà qualche lenzuolo a ricordo di quanto accaduto, le foto, dei fiori e oggetti vari che gli amici e i compagni di Giuseppe e Cristian, porteranno sul posto. Leggeremo anche scritte come “resterete sempre nei nostri cuori”, “non vi dimenticheremo mai”… E poi?
 
Ormai sono troppi, tanti, i “santuari del dolore e della sofferenza”, da San Giusippuzzu a San Leone, da Maddalusa alla via Panoramica dei Templi, per lasciarci indifferenti o al massimo per segnarci, con un veloce segno di croce, quando vi passiamo davanti.
 
Ma è questo il modo migliore per ricordare Cristian, Giuseppe, Igor, Francesca e tanti altri che sulle strade della nostra città sono morti nel piano della loro giovinezza?
 
Da domani tutto questo, se realmente qualcosa in tal senso deve cambiare, deve lasciare il passo all’impegno, a una rinnovata responsabilità verso se stessi e verso la comunità in cui si vive, anche da parte dei più piccoli.
Quelle morti interpellano tutti. I ragazzi, oggi più che mai, hanno bisogno di guide forti e autorevoli, di adulti appassionati e coerenti.
 
Forse è arrivato il momento per rinnovare, non a parole o con protocolli e dichiarazioni, ma nei fatti, il patto sociale tra Istituzioni politiche, Famiglia, Scuola, Chiesa e associazioni varie.
Insieme bisogna porsi accanto alle nuove generazioni, ascoltarli, sostenerli nella fatica della crescita, valorizzare i loro talenti, riscoprire insieme valori che non tramontano mai a partire da quelli fondamentali dell’amicizia, della solidarietà e del rispetto per la vita.
 
Facciamo in modo, che insieme, il silenzio e lo smarrimento per quanto accaduto, possa aprire uno spazio di ascolto reciproco capace di alimentare relazioni umane più piene.
 
*Direttore de "L'Amico del Popolo"
 
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