La vita come una missione, Domenico Tuttolomondo: "Da bambino sognavo d'essere un medico"

Il raffadalese è uno dei volti buoni dell'ospedale di Parma. iL 30enne ha anche dato vita a diverse pubblicazioni in rinomate riviste scientifiche

Domenico Tuttolomondo

Sei un attore, imprenditore, uno studente, o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Da piccoli i sogni hanno un altro sapore. Ci si vede medici, infermieri e pompieri. Ma anche astronauti e avvocati, stilisti e tanto altro. I sogni, pian piano, possono cambiare forma diventando una realtà nuova e diversa. Non è il caso del nostro volto della settimana, ovvero Domenico Tuttolomondo. Lui, raffadalese doc già all’età di otto anni aveva le idee chiare. “Voglio essere medico, un cardiologo”.

La missione, quella di Domenico, è di salvare vite. Non un gioco da ragazzi, tutt’altro. Una vocazione che ha comportanto, e comporta tutt’oggi, tante rinunce e innumerevoli sacrifici. Se a 30anni, sei un giovane talento della medicina, allora devi essere solo fiero di te. Domenico vive a Parma, ha lasciato Raffadali a 18 anni ed un giorno, forse, sogna anche di tornare.  

Ciao Domenico, raccontaci la tua storia...

"Sono Domenico Tuttolomondo, vivo a Parma ed ho lasciato la mia città, Raffadali, quando avevo 18 anni. Ho deciso di studiare a Perugia,  in quegli anni, una delle migliori università in Italia nell’ambito della medicina. Quando feci il concorso, ricordo bene, fui anche ammesso in odontoiatria e differentemente dai consigli ricevuti dalla mia famiglia e dagli amici scelsi di fare medicina. Ho sempre voluto essere un Cardiologo. Sapevo che avrei fatto il medico già da quando avevo 8 anni. Sono estremamente orgoglioso del mio percorso, svolto solo grazie ai sacrifici di mia madre e mio padre. Ho una passione innata per le sfide, amo aiutare la gente, cerco sempre di migliorarmi, provo sempre a superare i miei limiti e ad ampliare le mie conoscenze. Ovviamente con il mio lavoro sono sempre in prima linea, ed il rischio è elevato soprattutto in questo periodo storico. Ma amo profondamente quello che faccio e questo mi dà tutta la forza che serve". 

Quanto c’è in te oggi, di quel bambino che sognava di indossare un camice bianco? 

"A volte penso che sia scomparso. Io cerco solo di dare il meglio. L'ho sempre fatto, anche quando le sfide erano gli esami da sostenere e non i pazienti da curare. All’università avevo una media del 29.8, ho conseguito 22 esami con 30 e lode su 36 esami totali. Per il concorso nazionale in Cardiologia, sono entrato senza scorrimento. Tutto in prima battuta, non è stato facile ma ce l’ho fatta. Poi ho scoperto l'amore per la ricerca scientifica, ho pubblicato degli articoli scientifici e lo faccio tutt’ora, perché è la ricerca la chiave per comprendere le patologie e per migliorare l'assistenza sanitaria.  Tutti questi progetti sono stati pubblicati su riviste scientifiche internazionali di prestigio e tutto ciò è per me ulteriore fonte di stimolo. Parlo di diagnostica avanzata di malatte cardiovascolari fatta in modo non invasivo, utilizzando l'ecocardiografia oppure la TAC cardiaca. Inoltre durante questo periodo in cui esercito la professiome nel reparto di Pneumologia dell’Ospedale di Parma ho portato avanti dei progetti in ambito COVID-19 che spero diano a breve i loro frutti".

Sogni di tornare?

"Io sono siciliano, amo la mia terra. Sono di Raffadali, le origini non puoi cambiarle fanno parte di noi, la mia gente è speciale”.

A livello professionale, sogni di potere migliorare l’offerta degli ospedali dell’Agrigentino?

“Io sono lontano per potere giudicare. Sogno solo di poter dare una mano, questo posso dirlo a gran voce. Per me sarebbe davvero importante”.

In cosa secondo te Agrigento dovrebbe migliorare?

“Torno a casa due settimane l’anno. Non so quali siano le reali esigenze e non vorrei dire qualcosa di sbagliato. Su una cosa io sono certo, il calore e l’affetto del Sud non lo trovi da nessuna parte. La nostra terra è fatta di gente che supera le difficoltà della vita, gente che sa aiutare chi è più sfortunato e lo fa senza chiedere nulla in cambio”.

Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

“Si, certo. Devono seguire i propri sogni, sempre. Non devono mai scoraggiarsi, la vita è fatta di piccole conquiste non di grandi vittorie. Lo studio, il lavoro, l'impegno profuso ripagano sempre”

Dove ti vedi tra vent’anni.

“Non lo so. Ma sicuramente, mi vedo con il camice addosso”. 

Qual è il tuo sogno professionale?

“Continuare a lavorare per migliorare l'accuratezza dei metodi di diagnosi non invasivi in cardiologia. Ad esempio si può stimare la "funzione" delle coronarie mediante un esame quale l'ecocardiografia da stress, in questo ambito la comunità scientifica ha fatto dei passi enormi e io voglio apportare il mio contributo".

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Qual è il tuo sogno personale?

“E’ un sogno, perché rivelarlo? Non si avvererebbe”.

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