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Disoccupazione record nell'Agrigentino, l'allarme della Cgil: "Paesi svuotati"

Secondo i dati Istat quella della Città dei Templi è la provincia con più persone in cerca di lavoro. Il sindacato invita ad indirizzare le risorse verso l'innovazione e i beni comuni

Nell'Agrigentino non c'è lavoro. E non ce n'è soprattutto per i giovani. È la fotografia impietosa dei dati dell'Istat, secondo cui - al 31 dicembre 2015 - il tasso di disoccupazione della provincia agrigentina è al 26,2 per cento, il più alto in Sicilia. Di anno in anno è andata sempre peggio. Nel 2014 la percentuale dei senza lavoro era del 25,5 per cento, nel 2013 era al 21, nel 2012 era 19,5 per cento e quella che cresce di più è la disoccupazione giovanile sia in Sicilia che nel resto del Mezzogiorno.

La soluzione per far fronte a quella che ormai è una vera e propria emergenza sarebbe quella di pensare ad un piano del lavoro, ovvero indirizzare le risorse, pubbliche e private verso l’innovazione e i beni comuni. La pensa così il segretario provinciale della Cgil Agrigento, Massimo Raso, che, commentando i dati Istat, ha messo in risalto la crisi che afflige il territorio. "Il dramma occupazionale dell'Agrigentino è empirico - dice il sindacalista - , basterebbe vedere come si sono spopolati interi paesi della provincia".

Quello agrigentino, sottolinea Raso, è un territorio dalle "tante opportunità e dai tanti filoni su cui potrebbe lavorare meglio: dal recupero di alcuni centri storici al turismo; dalla ricchezza del sottosuolo alle terme; dall'enogastronomia alla pesca. Non siamo all'anno zero ma regna sovrana una disorganizzazione complessiva".

Raso fa riferimento, inoltre, alle occasioni fallite con le eccellenze dell'agroindustria: "arance, vino, pesche, cantalupo, ficodindia, fragoline su cui, con alcune eccezioni, non si è costruito molto in termini di filiera. Le marinerie di Sciacca, Porto empedocle, Licata boccheggiano e l'Italia importa il 70% del pesce da fuori. Anche sulle infrastrutture c'è tanto da fare. Ma occorrono governi ai vari livelli che investano e guidino lo sviluppo".

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