Discoteche in stand by, un imprenditore: "Nel mio locale oltre 50 lavoratori, non so se riapriremo"

La discoteca di Maddalusa ha una storia atipica e particolare. La piazzola, che oggi è un luogo cult del divertimento, era una discarica abbandonata

La movida agrigentina è in stand by, così come le diverse discoteche - rigorosamente a cielo aperto - della città. Alcune di esse hanno una storia da raccontare, come il "Quattro Venti". Location della movida d’estate che da discarica, grazie all’impegno del privato, è diventa locale cult della bella stagione. Abbiamo intervistato uno dei soci del “Quattro Venti”, ovvero l’agrigentino Domenico Vinti.

“Non so se apriremo quest’anno - ha esordito l’agrigentino - le regole sono assurde. Non puoi dire ad un ragazzo di ballare a due metri di distanza. L’estate è gioia, libertà ma anche amicizia. Si devono trovare altre soluzioni. Una di queste - dice ad AgrigentoNotizie -  è il misurare la febbre all’ingresso, oppure avere decine di colonnine di gel igienizzante per tutto il locale”.

Sono migliaia i ragazzi che d’estate affollano la discoteca agrigentina. Per garantire organizzazione e sicurezza i proprietari del posto, si affidano a dei fedeli collaboratori. Addetti alla sicurezza, barman, addetti all’antincendio e tanto altro. “Per noi lavorano più di 50 persone. Ogni volta che la nostra discoteca apre le porte - dice Vinti ad AgrigentoNotizie - c’è un costo fisso da garantire. E’ così. I miei soci mi dicono che sono un imprenditore atipico, perché a me importa che la gente si diverta. Voglio vedere i ragazzi che frequentano quel posto, felici. Il nostro locale accoglie migliaia di persone. Dovrei dire alla gente di stare a due metri di distanza, ok ma se non dovessero farlo la colpa di chi è? La multa va all’utente, oppure al gestore?”.

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Domande che Vinti, insieme ai suoi soci, si sta ponendo.. "Non so se riapriremo quest’anno. Se dovessimo farlo, forse cambieremo il format. Non ci sono ad oggi direttive chiare, vogliamo capire come dobbiamo comportarci. Che estate sarà per Agrigento? Non lo so. Non riesco neppure ad immaginarla. Ovviamente la nostra apertura ridotta, comporta anche meno introiti per le persone che lavorano per noi. Questo mi duole. Questo posto mi riempie d’orgoglio. A me fa male non potere trascorrere l’estate dentro quel posto, era una discarica e l’abbiamo trasformato in discoteca. E’ un posto di gioia, spero che torni ad esserlo per le tante persone che hanno creduto nel nostro progetto". A causa dell’emergenza Covid 19, l’estate agrigentina, non è ancora partita del tutto. La città ha fame di normalità. 

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