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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca Naro

"Disabile picchiato in una comunità", confermata condanna per operatore

Diego Milana aveva 48 anni, ancora aperta l'indagine sulla sua morte: il gip si deve pronunciare dopo due richieste di archiviazione

Condanna confermata in Corte di appello: il povero Salvatore Milana, secondo i giudici, sarebbe stato picchiato e umiliato ripetutamente. L’operatore della struttura che avrebbe dovuto prendersi cura del disabile lo avrebbe colpito persino con il mocio e per questo è stato riconosciuto colpevole del reato di maltrattamenti e gli è stata inflitta una pena di due anni e sei mesi di reclusione. Resta ancora da capire se le lesioni ne hanno provocato la morte – il gip Francesco Provenzano è in riserva dal 15 giugno – o se, invece, non c’è un nesso. Intanto, però, è arrivata la sentenza che conferma i sospetti dei familiari del quarantottenne di Naro che si sono costituiti parte civile con il patrocinio dell’avvocato Antonino Catania ottenendo anche il diritto al risarcimento dei danni.

Dell’imputato, però, il somalo Mohamed Ali Yusuf, 34 anni, originario di Mogadiscio, all’epoca dei fatti operatore della comunità “Pegaso” di Naro, difeso dall’avvocato Calogero Meli, al momento non c’è traccia. Al processo, di primo grado, davanti al giudice monocratico Ermelida Marfia, sono stati ascoltati diversi colleghi dell’imputato che hanno confermato la natura violenta e aggressiva ricordando anche alcuni episodi di percosse che, però, all'epoca dei fatti non hanno denunciato. Il pubblico ministero Silvia Baldi, titolare dell’inchiesta, aveva escluso la responsabilità dei medici e aveva iscritto il somalo nel registro degli indagati. Secondo il magistrato, però, la morte non sarebbe da ricondurre alle percosse subite dal povero Milana. La vicenda, comunque, non si è chiusa perché il gip ha respinto per due volte la richiesta di archiviazione disponendo nuove indagini, come chiesto dai familiari attraverso l’avvocato Catania, per accertare le cause della morte. I parenti di Milana, il 2 gennaio del 2014, il giorno dopo la morte di Salvatore, presentarono una denuncia ai carabinieri.

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