Domenica, 21 Luglio 2024
"San Giovanni di Dio"

Il caso del disabile bisognoso di dialisi ricoverato in ospedale, i dirigenti medici: "Monta scale per l'abitazione, ma la priorità è salvargli la vita"

Il paziente è stato trasferito da Medicina a Lungodegenza riabilitativa. Dopo una riunione operativa: "L'associazione di volontariato con la quale l'Asp è tornata a interfacciarsi è già pronta per accompagnare l'uomo al centro di dialisi del Villaggio Mosè, ma sulla base delle attuali condizioni cliniche, al momento non può essere dimesso"

Un monta scale per rendere possibile il sali e scendi della sedia a rotelle con il paziente amputato, aiutando di fatto i volontari che si sono sempre occupati dell'accompagnamento dell'empedoclino al centro dialisi del Villaggio Mosè. Ma prima il sessantenne, ed è proprio quello che i medici stanno continuando a fare, dovrà essere stabilizzato. Perché - ed è stato ribadito innumerevoli volte - il paziente non potrà lasciare l'ospedale San Giovanni di Dio fino a quando sarà a rischio. Il codice deontologico prima e la mission aziendale dopo impongono di salvare la vita a chi la sta rischiando. Il direttore del distretto sanitario di base di Agrigento, Ercole Marchica, e il direttore sanitario a interim del "San Giovanni di Dio", nonché primario di Lungodegenza riabilitativa, Gino Cacciatore, hanno fatto una riunione mirata, ragguagliando poi il dg dell'Asp Giuseppe Capodieci, sul caso del disabile che è stato ricoverato nella struttura ospedaliera di contrada Consolida e per il quale AgrigentoNotizie aveva raccolto l'allarme e appello della moglie. 

Disabile bisognoso di dialisi "prigioniero" del San Giovanni di Dio, la moglie: "Non può restare in carcere fino a quando non verrà trovata una soluzione"

Da sx: il direttore sanitario ad interim dell'ospedale di Agrigento, Gino Cacciatore, e il direttore del distretto sanitario di base Ettore Marchica-2

La priorità: salvare la vita del paziente 

"Le condizioni cliniche del paziente non sono buone. È arrivato in ospedale, con una ambulanza bariatrica del 118 che è venuta da fuori. Ed è rimasto ricoverato in Medicina perché l'indomani doveva fare un'altra dialisi. Essendo in ospedale è stato sottoposto a controlli e accertamenti che hanno evidenziato difficoltà. Non si è trattato dunque di un ricovero improprio, ma di un paziente che andava, e va ancora, trattato", ha spiegato, ad AgrigentoNotizie, il direttore del distretto sanitario di base di Agrigento, Ercole Marchica. 

Il sessantenne empedoclino, per il quale nelle ultime ore ha chiesto notizie anche il sindaco Calogero Martello, ha perso la seconda gamba lo scorso maggio. "Di fatto, fino a prima del nuovo intervento si aiutava, aiutando anche i volontari che lo prelevavano a casa per portarlo al centro dialisi del Villaggio Mosè dove è stato assistito in maniera egregia - ha continuato Marchica - . All'atto dell'ingresso al San Giovanni di Dio, accertate delle criticità cliniche, è stato fatto, con il primario di Medicina, un cronoprogramma per stabilizzarlo". 

Da Medicina a Lungodegenza riabilitativa 

Il paziente è stato trasferito, negli ultimi giorni, così per come già annunciato dal direttore generale dell'Asp Giuseppe Capodieci, in Lungodegenza riabilitativa. "Le condizioni cliniche non sono buone, ma stiamo cercando appunto di stabilizzarlo - ha spiegato il primario, nonché direttore sanitario a interim, Gino Cacciatore - . Non è stato preso subito nel nostro reparto perché abbiamo visto che era un paziente fortemente scompensato. Forse non avrebbe dovuto neanche essere dimesso dopo l'intervento, ma evidentemente è stato ritenuto che al domicilio si potesse trattare. È un paziente ad alto rischio e non soltanto perché è amputato, ma perché ha altre problematiche croniche".

I dirigenti medici hanno, sistematicamente, ribadito che "la priorità è salvare la vita". Nel contempo però ci si sta muovendo per preparare "il territorio" quando l'empedoclino verrà dimesso. Si era parlato di uno "scoiattolo", ma a quanto pare l'attrezzo non potrebbe sopportare il peso del disabile. "La moglie ha già avviato la procedura per il monta scale ed è stata messa in contatto con i tecnici, ma non ci sono le condizioni per accelerare perché il paziente per ora, in base alle attuali condizioni cliniche, non può essere dimesso", ha ribadito Marchica. Quando verrà collocata l'attrezzatura l'associazione di volontariato, con la quale l'Asp è tornata a interfacciarsi, è già pronta. È stato, fra l'altro, anche sentito il presidente della Croce Rossa. 

ospedale san giovanni di dio di Agrigento

"Faccia a faccia" con la moglie del paziente ricoverato

"Ho incontrato la moglie del paziente, che non conoscevo personalmente. Ma conoscevo il quadro clinico del marito - ha chiarito Marchica - . Ha presentato la domanda per la collocazione dell'attrezzatura che darà un po' di indipendenza al marito. Sono rimasto perplesso dalle dichiarazioni secondo le quali il marito è in galera in ospedale. Il marito ha bisogno di essere assistito dai medici del San Giovanni di Dio, tant'è che viene ancora sottoposto a ossigenoterapia ed è sotto flebo". La donna non ha mai parlato di un caso di malasanità, ma ha anzi ringraziato, a cuore aperto, le assistenze e cure dei medici del San Giovanni di Dio. Ha invece protestato per la carenza di servizi di assistenza per i disabili, da parte dell'Asp, imputando il ricovero del consorte solo alle difficoltà dell'associazione di volontariato che fino a qualche settimana addietro aiutava il marito a raggiungere il centro di dialisi. 

"L'associazione di volontariato ha dato la piena disponibilità, appena collocato il monta scale, a riprendere il servizio. Mi risulta che proprio i volontari hanno regalato una sedia a rotelle fuori misura al paziente e hanno comprato, per effettuare il servizio, una barella bariatrica", ha aggiunto Marchica. "Il punto è che il paziente non può essere, non al momento, dimesso - ha detto ad AgrigentoNotizie, in maniera categorica, il direttore sanitario a interim Gino Cacciatore - . È in una situazione clinica severa, a Lungodegenza può state per legge fino a due mesi. Noi contiamo non di guarirlo, ma di stabilizzarlo e portarlo nelle condizioni di uscire dall'ospedale senza rischiare nulla. La vera segregazione non è l'ospedale, ma senza uno scoiattolo o un monta scale, è la casa". Alla donna sono state proposte, ancora una volta, le protesi. "Abbiamo avuto tanti pazienti amputati che hanno trovato aiuto concreto nelle protesi. Se c'è disponibilità, facciamo vedere il paziente a un tecnico ortopedico che dice se le protesi possono essere collocate o meno. Se sì, si prendono le misure e vengono costruite", hanno aggiunto Cacciatore e Marchica che parlano, a chiare lettere, di "piena e concreta sinergia tra ospedale e territorio", che equivale a un caso non soltanto di buona sanità, ma di assistenza vera nei confronti di un paziente che è in gravi difficoltà di salute. "Un paziente che stiamo assistendo a 360 gradi - hanno concluso, con AgrigentoNotizie, i due dirigenti medici - . E ci rammarichiamo che non sia stato capito, ma ribadiamo: la priorità è una soltanto, ossia quella di salvare la vita al sessantenne".

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