Giovedì, 18 Luglio 2024

Disabile bisognoso di dialisi "prigioniero" del San Giovanni di Dio, la moglie: "Non può restare in carcere fino a quando non verrà trovata una soluzione"

Il sessantenne per 3 anni ha fatto avanti e indietro dal centro del Villaggio Mosè grazie all'ambulanza e agli operatori di un'associazione che però adesso hanno dato disdetta. Il dg dell'Asp Giuseppe Capodieci: "Stiamo accelerando la pratica per un monta scale e abbiamo chiesto ai volontari di risolvere il problema della carenza di personale, altrimenti saremo costretti a revocare loro l'autorizzazione"

Per tre anni ha fatto avanti e indietro dal centro di dialisi del Villaggio Mosè grazie all'ambulanza e agli operatori di un'associazione. Giovedì 13 giugno, la telefonata che ha raggelato il sangue di Irene Alaimo, moglie del sessantenne empedoclino dializzato che, nel corso del tempo, ha subito l'amputazione di entrambe le gambe. L'associazione, per carenza di personale, non può più effettuare il servizio di assistenza e trasferimento del paziente verso il centro di dialisi del Villaggio Mosè e da venerdì 14 giugno l'empedoclino, portato all'ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento con l'ambulanza del 118, è ricoverato al reparto di Medicina. "Siamo in carcere - ha detto, ad AgrigentoNotizie, Irene Alaimo che da un decennio si prende cura, senza alcuna sosta, del marito che sta male - . Venerdì 14 siamo venuti, con l'ambulanza del 118, per fare la dialisi visto che non c'era più la disponibilità di assistenza da parte dell'associazione che lo ha sempre portato al Villaggio Mosè. Sabato 15, mio marito doveva fare di nuovo la dialisi e siamo rimasti in ospedale. Da allora siamo qui, in carcere". Un ricovero nell'unità operativa di Medicina che sottrae anche un posto letto a chi, eventualmente, ne potrebbe aver bisogno. 

Il sessantenne empedoclino fa 4 volte la settimana - lunedì, mercoledì e sabato - la dialisi. "Nulla da dire, anzi, sui sanitari dei reparti di Nefrologia, Medicina e Chirurgia dell'ospedale San Giovanni di Dio perché hanno fatto e continuano a fare tutto il possibile, tantissimo, per mio marito e per me. Ringrazio i medici, gli Oss e gli infermieri - ha aggiunto Irene Alaimo che si è anche rivolta all'avvocato Luigi Troja per essere assistita e aiutata - . Il nostro è un problema di servizi Asp. È possibile che un paziente del genere, mio marito ha entrambi gli arti amputati, - spiega la donna - rimanga così in un letto di ospedale? Vuole andare a casa, vuole andare a casa e non riesco più a tranquillizzarlo". L'ospedale, in generale, crea stress psicologico. Specie in quei pazienti deboli e sofferenti qual è l'empedoclino. "I disabili vanno tutelati - incalza Irene Alaimo - . Voglio che qualcuno faccia qualcosa, anche i potenti ... ".

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"La motivazione addotta all'Asp dall'associazione che non ha più preso in carico mio marito - spiega Alaimo - è che sono a corto di personale. Ho sentito più volte e sono stata più volte all'azienda sanitaria provinciale, ma non possiamo restare in ospedale fino a quando verrà trovata una soluzione. Mi è stato detto di far collocare un monta scale, sono disponibile a tutto. Ma le tempistiche sono lunghissime e non posso tenere mio marito in ospedale, in carcere, perché sta sempre peggio. La disabilità non finirà, ci sarà sempre. Ma ho bisogno di essere aiutata dall'Asp". 

AgrigentoNotizie ha, naturalmente, subito interpellato il direttore generale dell'azienda sanitaria provinciale di Agrigento, Giuseppe Capodieci che sul caso ha manifestato grandissima attenzione e sensibilità: "La vicenda è sotto controllo, la sta seguendo personalmente il dottore Marchica che conosce la moglie del paziente. Stiamo cercando di accelerare la pratica del monta scale, c'è un problema di sicurezza e dobbiamo parlarne con un ingegnere per capire se un monta scale è sicuro per un paziente di questo peso (l'empedoclino pesa 119 chili). So che il dottore Marchica - ha continuato Capodieci - ha proposto la protesi degli arti inferiori, ma la moglie non ha accettato. Abbiamo un problema con le autorizzazioni per le ambulanze. Abbiamo contattato l'associazione di volontariato affinché risolva al più presto il problema della carenza di personale, altrimenti saremo costretti a revocare loro l'autorizzazione. Ci stiamo muovendo su un fronte di 360 gradi. Nel frattempo, il paziente sarà trasferito dal reparto di Medicina a quello Lungodegenza, sempre in ospedale, dove continuerà ad avere l'assistenza per la dialisi. Abbiamo tentato di capire - ha concluso, al telefono con AgrigentoNotizie, il direttore generale dell'Asp - se si poteva fare la cosiddetta dialisi peritoneale, che è una sorta di dialisi che si fa a domicilio, ma le condizioni ponderali del paziente non ce lo consentono. Stiamo cercando di affrontare il problema sotto tutti i punti di vista". 

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