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"Dirty soccer", l'Agrigento sportiva piomba nel buio: al vaglio ipotesi e collegamenti

Gli avvenimenti che hanno seguito la gara incriminata tra il Neapolis e l'Agropoli lascerebbero spazio a ipotesi e collegamenti di qualsiasi natura. Come l'incendio del pulmino dei giocatori e il rogo che ha distrutto l'autovettura del mister

Date, coincidenze, partite sospette e incendi che lasciano pochi dubbi. L’inchiesta sul giro di scommesse attorno al mondo del calcio dilettantistico, che ha visto il fermo anche dell’ex Akragas Salvatore Astarita, fa piombare Agrigento in quella che potrebbe essere definita la pagina più buia del mondo del calcio. 

Le indagini della Procura di Catanzaro, dalle quali è emerso anche il coinvolgimento di un esponente della ‘ndrangheta appartenente alla cosca Iannazzo, hanno permesso di chiarire alcuni aspetti oscuri della stagione appena conclusa. Come quell’espulsione per fallo di mano in area di rigore di Salvatore Astarita nella gara Neapolis-Akragas del 9 novembre del 2014: un episodio che, come spiegato successivamente dalle intercettazioni telefoniche, sembra essere stato voluto.

Ma le date dei successivi avvenimenti lascerebbero spazio a ipotesi e collegamenti di qualsiasi natura. 

E’ il 9 novembre del 2014 e il 2 a 2 dell’Akragas contro il Neapolis pesa moltissimo. 

E, infatti, il 30 novembre “Sasà” Astarita dice addio alla squadra biancazzurra: dall’attività investigativa è emerso che è stato lo stesso giocatore napoletano a chiedere di andar via. “Non posso stare più nello spogliatoio, i compagni mi accusano di aver venduto la partita” diceva al telefono con il direttore sportivo del Neapolis, Antonio Ciccarone

Passano alcuni giorni e l’Akragas a Capo d’Orlando batte i padroni di casa con il punteggio di 5 a 0. Soltanto 48 ore dopo, però, un incendio apparentemente doloso distrugge il pulmino che i giocatori utilizzavano per raggiungere dalla foresteria lo stadio “Esseneto” di Agrigento. Un episodio che scuote molto l’ambiente, ma che lascia spazio all’ipotesi del corto circuito (non per i carabinieri, che fin da subito hanno avviato le indagini per incendio doloso). 

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Si torna in campo: è l’11 gennaio e l’Akragas ospita in casa l’Agropoli allenata dall’ex tecnico biancazzurro Pino Rigoli. Anche lui viene citato nelle intercettazioni dell’inchiesta: Antonio Ciccarone, parlando al telefono con Astarita, dice di essere stato con lui a cena a fine ottobre (due giorni prima della vittoria dell’Agropoli contro il Capo d’Orlando per 6 a 0) per parlare di una cosa che gli investigatori hanno definito “degna di massima cautela”.

La gara tra l’Akragas e l’Agropoli dell’11 gennaio termina con un amaro in bocca per i tifosi agrigentini: dopo un vantaggio di 2 a 0, i salernitani si portano sul 2 a 2 e la gara termina in pareggio

Passano poco più di 8 ore dalla fine della partita e l’automobile di Vincenzo Feola, allenatore dell’Akragas, viene divorata da un incendio d’origine incerta. Ad indagare sono ancora una volta i carabinieri, che non escludono un collegamento con l’incendio del pulmino avvenuto il 9 dicembre scorso.

A questo punto sembrerebbe chiaro il messaggio che qualcuno ha voluto mandare con l’incendio dei due mezzi. O meglio: sembrerebbe scontato il collegamento tra il rogo che ha distrutto il pulmino e quello che ha mandato in fumo l’auto di mister Feola. Ma perché? Che ci sia dietro il mondo delle scommesse?

Gli inquirenti non lo escludono. Così come non viene esclusa nemmeno l’ipotesi dell’intimidazione con lo scopo di convincere qualcuno dei tesserati ad adoperarsi per truccare i risultati dopo la partenza inattesa di Salvatore Astarita. D’altra parte, così come risulta dalle intercettazioni, i giocatori avrebbero immediatamente dubitato del compagno Astarita, accusandolo di essersi venduto la partita contro il Neapolis. Tutte ipotesi investigative, sulle quali la magistratura continua a lavorare: sia in Calabria, che in Campania e in Sicilia.

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