Direzione Nord, l'agrigentino Rosario Mendola: "Mamma per Natale e Capodanno ferie niente"

Operatore socio sanitario che vive lontano da casa. Anche lui, come tanti, ha dovuto fare le valige "caricando" sogni e speranze

Rosario Mendola

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

Abbiamo scelto, per questo nuovo appuntamento del sabato, di dare spazio ad una quasi lettera aperta. Uno sfogo. Il nostro volto della settimana è Rosario Mendola. Operatore socio sanitario che vive al Nord Italia. Rosario è legato alla sua terra, ma come molti giovani agrigentini ha dovuto prendere lo zaino ed andare via, cercando fortuna altrove. La fortuna, appunto, quella che non è piovuta sulla testa di Rosario, ma che l’ha cercata e voluta e adesso dopo tanti sacrifici, ottenuta. Per noi agrigentini le festività sono sacre. Parenti, amici ma anche quel caffè al sole che tanto amiamo. C’è chi, come Rosario, ha dovuto dire ai genitori qualche tempo fa, di non poterci essere a Natale. Normalità per alcuni, “disastro annunciato” per molti.

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Ecco la storia di Rosario Mendola.

La sveglia ti detta il diktat e tu al primo battito di palpebre ti imposti in modalità on.  Il tempo di una colazione nel silenzio della tua cucina e se ottimizzi con l'igiene personale trovi anche quei 20 minuti per fissare qualcosa e fare sana, energica e galvanizzante introspezione. Giusto il tempo di uscire da casa e ti accorgi che la città già è sveglia da un pezzo. "Li il tempo non si ferma mai", quelle frasi buttate lì a casaccio, propinate da quelli che dopo un annetto avevano gettato la spugna ritornando a passare i sabati in via Atenea, ad Agrigento, dove il tempo è una costante immutabile e che produce immutabilità, non sembrano poi tanto mendaci seppur scontate. Abbiamo sentito spesso parlare de "il mito della caverna”? Di Platone, cioè di questi tre prigionieri incatenati  che da sempre  stanno con le spalle rivolte verso l'apertura da dove filtrano i raggi del sole che illuminano un po’ la caverna stessa. Di conseguenza lo sguardo mira alle mura illuminate dal sole che loro hanno alle spalle e la parete quindi riporta le ombre dei passanti. Per loro dunque la realtà sono le ombre. Un giorno uno dei tre riesce a liberarsi dalle catene e voltandosi indietro si diresse verso l'apertura. Il sole gli diede tanto fastidio perché per tutta la vita era stato abituato al buio o quasi. Rimase incredulo quando vide che la realtà non erano le ombre ma le persone vere. Così tornò dentro per liberare i suoi compagni e mostrare loro cosa fosse la vita vera.Lo presero per pazzo e lo uccisero. Questa condizione castrante del pensiero affligge la maggior parte degli agrigentini che vivono in un  posto straordinario e non riescono a sopportare l'idea che, cognomi altisonanti a parte, se vuoi avere meritocrazia e coltivare le tue ambizioni Agrigento non deve essere la città in cui vivi. A 25 anni andai a Vicenza per lavoro. Ho passato momenti difficili però avevo persone presenti. Non accanto magari, ma sempre presenti. Dovevo vincere almeno un concorso in ospedale per avere un contratto da dipendente statale e quindi quella tranquillità per andare avanti e formarmi umanamente e professionalmente. Lavoravo, studiavo e ho trovato anche il tempo di farmi una vita qui.  Oggi sono in due graduatorie sia Parma che Torino e forse supero pure Bologna. Il primo contratto è stato Uneba. Magari non sapete di cosa io stia parlando. Eh si anche io non sapevo neanche lontanamente cosa significasse la dicitura Tfr fino a più di un annetto fa. Ma la volontà di andare avanti e la certezza che il mio futuro passi dall'essere un lavoratore con diritti veri, mi ha aiutato a capire che se ti impegni vai avanti, e anche le cose che credi siano insormontabili in realtà hanno bisogno solo di tempo e volontà. Il primo viaggio, quello dell'addio insomma, lo feci in pullman con persone di ogni etnia.  Pensandoci bene è stato un esempio di integrazione pura. Non eravamo neri e bianchi. Ma tutti immigrati disperati. Chi più chi meno. Come Lahn, il tizio accanto a me, buono come il pane ma se gli nominavi gli Usa ti fucilava con gli occhi. ‘Mi hanno ammazzato tutta famiglia". Ammiro chi rimane ad Agrigento perché dice che ci vuole più coraggio a restare che a rimanere e le cose si cambiano da casa. Forse è vero ma inviterei queste persone, se mai non l'avessero ancora fatto, a trovare il coraggio pure nel vedere cosa si prova a pensare totalmente a te stesso perché nessuno lo farà per te. Vorrei vedere il coraggio che si ha quando devi trovare le parole giuste per ripetere a tua madre quella lancinante frase per il secondo anno consecutivo: “Mammì, Natali e Capudannu feri nenti”. Vorrei vedere anche come organizzano queste rivoluzioni, visto che molti di essi sono gli stessi che quando camminavo per il viale della Vittoria a far firmare la gente per la sensibilizzazione sulla questione  “Polo universitario” ,  stavano a conteggiare i contributi per anni e anni di carriera come Fantallenatore. Io non lo so se cambieranno o no le cose ma non ci penso più. La mia città la spremo e me la vivo tutta durante le ferie, in estate, quando è bella, piena e succulenta. Quando stacco la spina in quei 15 giorni e mi sveglio ricordando le serate. Qui mi parlano delle opportunità che ti da lo Stato in accordo con le università, se hai un indeterminato full time, di poter frequentare corsi di laurea part-time usufruendo di agevolazioni sui turni e 150 ore di permessi per le lezioni. Di cosa stiamo parlando? Nella testa di un agrigentino non scatta neanche il meccanismo per immaginare l'esistenza di un opportunità simile. Siamo stati abituati al buio ritornando a Platone  Tutti meritano l'opportunità di sentirsi meritatamente ripagati, e in una società che organizza sommosse per lo stadio e non per la paventata chiusura del polo universitario, non credo possa accadere realmente. In ultimo, Ragà, non abbiate paura che l'Italia è bella e gli italiani sono persone meravigliose. Siamo un gran bel popolo e il nostro futuro e la nostra speranza è incastonata in ognuno di noi”.

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