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L'attuale nome della Girgenti Acque

L'attuale nome della Girgenti Acque

Servizio idrico, l'Ati Ag9 diffida i commissari di Girgenti acque: "Vietato usare il nostro nome"

E' contestato ogni richiamo all'Assemblea territoriale idrica: richiesta la rimozione da tutti gli atti ufficiali

"Le parole sono importanti", diceva Nanni Moretti. E possono portare anche, aggiungiamo noi, a inattesi scontri istituzionali e diffide che lasciano un po' sorpresi. Tutto parte da una nota firmata lo scorso uno dicembre dall'Ati idrico, e indirizzata ai commissari prefettizi che oggi gestiscono la "fu" Girgenti Acque.

Nella missiva, con toni perentori, si contesta ai commissari un "utilizzo improprio della denominazione di codesta gestione commissariale del Sii con la denominazione aggiuntiva di Ati Ag9 per identificare l'azienda-impresa e qualificarsi con la rappresentanza organica della scrivente Assemblea territoriale idrica Ati Ag9". Fin dal suo insediamento, infatti, la gestione commissariale aveva dismesso la denominazione Girgenti Acque, per creare una distinzione tra la società in sè (che ha ancora oggi un presidente, l'avvocato Giancarlo Rosato, dei soci ecc) e chi oggi si occupa della gestione del servizio idrico, pur usando i fondi, gli uomini e le strutture di Girgenti Acque. Il nuovo nome, più burocraticamente, era diventato: Gestione commissariale del servizio idrico integrato Ati Ag9 già Girgenti Acque spa.

Quell'aggiunta "Ati Ag9" sarebbe però per l'Ambito una scelta impropria, e quindi la presidente Francesca Valenti chiede oggi "ai fini di tutela della denominazione 'Assemblea territoriale idrica di Agrigento Ati Ag9, di rimuovere l'uso sia da carta intestata che dai vari canali di comunicazione aziendale".

Non sappiamo la risposta della struttura commissariale, ma è certo che non si tratti solo di un problema di burocrazia, ma anche un po' di contenuto: fin dal proprio  insediamento i commissari hanno tenuto a rimarcare come la nuova gestione abbia, per scopi e impostazione, una visione pubblicistica della risorsa, pur restando una società privata. Situazione che pare non piaccia all'Ati, che, prima o poi, dovrà creare la propria società di gestione consortile, per quanto ad oggi non siano noti non solo gli eventuali passi avanti fatti dall'Assemblea e dal direttivo della stessa, ma anche dal commissario regionale ad acta che ne avrebbe dovuto guidare i passi incerti.

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