Agrigento e acqua pubblica, aperto dibattito in Consiglio: le reazioni

Ieri sera il Consiglio comunale di Agrigento ha ufficialmente aperto il dibattito sulla complessa questione dell’acqua pubblica. Le prime reazioni

Ieri sera il Consiglio comunale di Agrigento ha  ufficialmente aperto il dibattito sulla complessa questione dell’acqua pubblica.

«Da più di un mese ormai ci siamo confrontati con diverse associazioni, movimenti e singoli cittadini sul tema, analizzando ogni singola fattispecie della recente Legge Regionale sulle risorse idriche - ha detto il capogruppo di "Agrigento Cambia" Pietro Vitellaro, promotore del punto all'ordine del giorno -.  I consiglieri dei gruppi “Agrigento Cambia” ed “Agrigento Rinasce” hanno espresso, e ben motivato, la volontà di voler predisporre la delibera che consente di mettere in discussione l’intero sistema di gestione idrica nella città di Agrigento e nella nostra provincia»
 
Così come la Giunta comunale ha già fatto, migliorando anche la "Delibera tipo dei 27 sindaci", il consigliere Vitellaro ha reso note le nostre proposte da aggiungere alla delibera da sottoporre prossimamente al Consiglio.

«Chiediamo a gran forza che il Governo regionale, così come prevede la stessa legge, si impegni e rivedere i rapporti con “Sicilia Acque” (società privata), poiché è necessario riorganizzare il sistema di gestione del servizio idrico sin all’apice del problema, abbassando la tariffa, che rappresenta una delle preoccupazioni fondamentali per i cittadini. E chiediamo che il criterio di costituzione dei Sub-ambiti sia quello del bacino Idrografico e non semplicemente un criterio amministrativo. Noi vogliamo consorziarci anche con i comuni che hanno l’acqua.  Siamo consapevoli che questa legge presenta limiti di non poco conto ed infatti - ha concluso Vitellaro - insieme alla suddetta manifestazione di volontà, pretendiamo che il governo regionale tuteli e garantisca la scelta fatta da tutti i consigli comunali interessati, poiché se la Regione Sicilia chiama noi a determinarci sul futuro dell’acqua, la stessa Regione ha il dovere di indicarne la strada sicura da percorrere. Fino ad adesso solo slogan e percorsi insidiosi e rischiosi per il nostro futuro».


«Noi siamo  per la gestione pubblica dell’acqua, ma detto questo, la serietà ci impone di dire come stanno realmente le cose: oggi, sulla base delle leggi nazionali e comunitarie, sarebbe come progettare la realizzazione di un castello sulla sabbia. E allora bisogna essere seri e non fare demagogia».

E’ la posizione assunta, in aula, da Pasquale Spataro, consigliere comunale del gruppo "Uniti per la Città" in occasione della seduta di ieri sera quasi interamente dedicata alla questione del servizio idrico integrato, alla luce della riforma varata dall’Assemblea regionale siciliana.

«Partiamo proprio da Palermo - spiegano Giuseppe Picone, capogruppo, e i consiglieri Angelo Vaccarello e Pasquale Spataro - alcuni passaggi della normativa, confezionata non certo in modo impeccabile alla Regione,  sono oggetto di attenzione del governo nazionale che quasi certamente, come ha fatto intendere, provvederà ad impugnare, perché ritenuti incostituzionali. Il testo licenziato dell’Ars contrasta non solo con la legge cosiddetta “Galli” - osserva il consigliere comunale di Uniti per la Città - ma  anche con la legge comunitaria che detta proprie condizioni e ne richiede l’osservanza, come quella, ad esempio, che l’acqua ha rilevanza economica. E nelle opzioni di affidamento del servizio indica prioritariamente che si proceda con gara pubblica, in seconda battuta con la formula della gestione mista e, nel caso in cui le due ipotesi siano economicamente meno vantaggiose, si arrivi alla conduzione in house. In quest’ultima fattispecie ci si deve porre l’importante interrogativo: il Comune di Agrigento è nelle condizioni, dal punto di vista finanziario, di sostenere l’onere della gestione e della manutenzione del servizio idrico integrato? Oggi, scorrendo le poste di bilancio, mi sembra quasi un’utopia. Ed ancora, al di là delle parole, si è nella posizione di potere divincolarsi giuridicamente dalla società privata, che attualmente, in forza di un contratto pluridecennale, si occupa di questa attività? E ammesso e non concesso che queste risposte siano positive, saremo certi che il costo dell’acqua subirà una sensibile riduzione? E allora serve un’analisi attenta, analitica, dettagliata dello stato delle cose, capire e approfondire meglio le normative di riferimento, a vario livello, prima di esibirsi in facili, ma inutili e dannosi, spot propagandistici. La campagna  elettorale è finita ormai da un bel pezzo: al consiglio comunale  e alla giunta, che ha approvato una delibera a mio avviso dai contenuti incerti, il compito di studiare bene i documenti e di fare poi pressing sui parlamentare regionali, nazionali ed europei affinché si arrivi ad un risultato condiviso che possa realmente cambiare le carte in tavola e avviare un nuovo modello di gestione del servizio idrico integrato. Altrimenti faremo solo e soltanto chiacchiere per illudere la gente - concludono - Io non me la sento di prendere in giro i cittadini, ai quali devo dare conto e dire sempre e comunque la verità».

Il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale della provincia di Agrigento, Giuseppe Ciulla, esprime soddisfazione circa la scelta dei 27 Sindaci della provincia di Agrigento che hanno espresso l’intenzione di tornare alla gestione pubblica dell’acqua a seguito della legge regionale di riforma dell’acqua in Sicilia.

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“Fratelli d’Italia Agrigento – dichiara Giuseppe Ciulla – non può che essere favorevole alla gestione pubblica del servizio idrico. Anni in cui cittadini, associazioni e parte della politica hanno condotto battaglie per “l’acqua pubblica” non possono e non devono rimanere buttati al vento. E’ arrivato il momento che anche le Istituzioni facciano la loro parte in modo concreto e deciso affinchè non vi siano più quelle esperienze privatistiche di qualcuno che servono solo a vessare i cittadini. Auspichiamo che questi primi passi verso il ritorno alla gestione pubblica del prezioso liquido siano accompagnati da atti più concreti per avviare un percorso che veda anche altri servizi essenziali (come ad esempio la gestione dei rifiuti) tornare in mano pubblica, attuando politiche serie a favore dei cittadini. Al di là dei meri atti istituzionali dei Comuni – conclude Ciulla – noi di Fratelli d’Italia chiediamo che siinizi da subito ad attuare ogni mezzo affinchè le reti idriche tornino ad essere di pubblica gestione per dare efficienza, qualità, economicità al servizio e alle tariffe idriche”.

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