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"Zona A", si alza il coro degli ex consiglieri: «Abusivi? Forse si, ma riperimetrando c'è speranza»

Per Michele Mallia è possibile «sperare e lottare per salvare le case, attraverso gli strumenti della democrazia, ma è necessaria la partecipazione di tutti su alcune iniziative che a breve sono da intraprendere». Uno di questi è l'appello alla Corte europea sulla base di disposizioni della Regione circa la necessità di riperimetrare il Parco archeologico di Agrigento

«La riperimetrazione della zona “A” consentirebbe di capire quali sono le vere case abusive ed escluderebbe l’80per cento di quelle attualmente definite abusive. Perché nessuno parla della vera zona “A” o dei problemi legati ai palazzi Crea? O meglio ancora arrivare a parlare di ciò che succederebbe al Prg se malauguratamente venisse riperimetrato il parco?».

Sono interrogativi sollevati da Peppe Di Rosa, del movimento "Mani pulite", che ricorda anche come il Consiglio comunale con delibera del 28 maggio 2013 ha stabilito di "Impegnare l’Amministrazione comunale, alla luce del voto Cru del 2009, della decisione del Cga del 12 febbraio 2012, a verificare i vincoli discendenti da disposizioni di legge sul territorio Comunale ". Allora questo Consiglio comunale al quale dicono stia a cuore la odierna situazione degli abitanti della zona “A” si impegni a approvare velocemente la stessa delibera ed obbligare l’Amministrazione attiva a predisporre la delibera di riperimetrazione del parco».

Poi, in merito alla vicenda degli abusivi di Maddalusa, e della vicenda legale  che li vede coinvolti, aggiunge: «Dire che Arnone è a difesa degli abusivi sarebbe come dire che Firetto è contrario al rigassificatore o che la mafia e l’antimafia sono due cose diverse, dice “Buttafuoco” penna illustre del panorama giornalistico nazionale, "Una cosa è la mafia, un'altra la mafia dell'antimafia e un'altra cosa ancora è la lotta alla mafia": ed allora adesso affidarsi all’ambientalista Giuseppe Arnone è un'assurdità ed una autorete da evitare. Proprio lui, che ha guidato la lotta contro quelle case che probabilmente non sono abusive; proprio lui, che quando il vecchio Consiglio comunale (consiglieri Mallia, Gibilaro, Di Rosa ed altri) riaprì il caso della riperimetrazione della zona “A” (dopo la decisione del Cru) ha gridato allo scandalo insieme a tutti gli altri ambientalisti. E poi oggi scopriamo che gli abitanti di contrada Maddalusa si riuniscono in un comitato scegliendo come "guida" proprio Giuseppe Arnone. Qualcuno evidentemente ha la memoria corta. E poi chiederei agli abitanti di Maddalusa: chi avete votato alle ultime elezioni? Forse il sindaco che aveva designato in Giunta il presidente di Legambiente Mimmo Fontana che insieme a Giuseppe Arnone aveva fatto la guerra a quei fabbricati pseudo-abusivi costruendo la loro immagine di ambientalisti alle vostre spalle?».

Sulla vicenda della riprerimetrazione è anche l'ex consigliere Michele Mallia a intervenire su Facebook: «Il fatto che il noto ambientalista, storicamente avverso alle posizioni degli abitanti della Zona A, si comporti in questo modo, lascia basiti. Qualcuno ha dimenticato in fretta, che la questione odierna delle demolizioni se è degenerata, il merito è tutto suo. Non dimentichiamo l’ardore profuso nel 2001 quando mostrò al mondo intero le demolizioni di Poggio Muscello, fuori la Valle dei templi.

Probabilmente oggi, qualche puparo (sempre lo stesso) muove le fila, dietro le quinte, al fine di garantire i propri colossali interessi legati al Prg e alle “C4”, in spregio alla volumetria delle abitazioni della zona A, che si vuole sopprimere.

Le case della zona A, non sono probabilmente abusive, ma sono abusive senza “probabilmente”, ma su questo è necessario fare una doverosa ed essenziale precisazione: gli abitanti della zona A hanno commesso l’abuso per avere realizzato la propria casa in “area agricola” e quindi in violazione di vincoli esclusivamente di natura urbanistica (sanabili) e non già per avere violato quelli del "Codice dei beni culturali".

Il fatto che queste case ricadono all’interno del parco, è oltremodo ragionevole, in quanto entro il perimetro di esso, esiste sia la materia urbanistica, delle contrade Maddalusa, Centonze, Parco Oliva, Emporium, Poggio Muscello, S.Calogero Bianco, Cugno Vela, che quella dei Beni Culturali, dalla Rupe Atenea fino alla confluenza dei fiumi Akragas e Ipsas, consacrata dal Codice bb.cc. - Dlgs. 42/2004 art.157, tramite il D.M. del 1957.

Tra l’altro il Decreto di perimetrazione del Parco, Nicolosi (n.91 del 1991) riporta anche la firma dell’Assessore Regionale Territorio e Ambiente.  

La prova di ciò, è data dagli stessi progettisti del Prg e del Piano del Parco Archeologico e Paesaggistico di Agrigento, i quali durante lo studio tecnico-scientifico-archeologico-paesaggistico-monumentale, hanno chiarito inequivocabilmente che “Il complesso normativo Gui-Mancini-Nicolosi (zona A) costituisce un sistema di tutela incentrato sulla salvaguardia idrogeologica e urbanistica, ma non ha la natura giuridica di vincolo archeologico”.

Quindi gli abusi edilizi realizzati nelle contrade citate, al di fuori dell’area tutelata dal Codice (D.M. ’57), sono suscettibili di condono edilizio.

Il vincolo archeologico, di inedificabilità assoluta, (a cui qualcuno si riferisce con ardore), è rimasto nella testa di chi lo aveva pensato, perché le procedure “legali” per la sua apposizione impongono la “notifica”, al proprietario, possessore detentore a qualsiasi titolo del bene da tutelare. Dal 1968 ad oggi, i proprietari, possessori, detentori, attendono la notifica del vincolo.

E’ altrettanto vero che le sentenze dei vari Tribunali Italiani hanno visto sempre soccombere chiunque abbia proposto qualsivoglia ricorso, ma oggi, il cittadino europeo può manifestare queste ragioni al Tribunale europeo sovranazionale!

La riperimetrazione del Parco archeologico, proposta nel 2013 dagli ex consiglieri comunali Mallia, Gibilaro e Di Rosa, che tanto clamore destò al mondo culturale, scientifico, accademico, ambientalista, intellettuale, altro non era che una puntuale disposizione della Regione Siciliana, che per il tramite del Dirigente Generale dei Beni Culturali, disponeva che “Le perimetrazioni di tutti i parchi archeologici siciliani sono da determinare o rideterminare alla luce della definizione interdisciplinare attribuita al parco archeologico, dal Codice dei beni culturali, esse sono necessarie ed urgenti…..inoltre si dispone che il Parco Archeologico di Agrigento in stretto collegamento funzionale con la Soprintendenza, provveda ad avanzare proposta di riperimetrazione inclusiva dei valori storici e ambientali del territorio di riferimento (Parco), sentiti i Comuni interessati che devono pronunziarsi entro il termine perentorio di 45 giorni” !  (ma i consiglieri comunali nel 2010 non si sono accorti di tutto ciò !)

Ebbene sia il Parco Archeologico che la Soprintendenza di Agrigento hanno ritenuto opportuno non proporre alcuna riperimetrazione, perché ritengono che le Case di cura, le Autorimesse degli autobus, i Distributori di carburante, le rivendite di mobili, le strade, gli uffici pubblici, gli Hotel, i Ristoranti, i Bar, le Proprietà private, i Supermercati, i B&B, sono tutti elementi “inclusivi dei valori storici e ambientali del Parco”, previsti dal Codice!

Ovviamente la riperimetrazione, (disposta dalla Regione) consentirebbe di risolvere il problema delle case abusive (sotto l’aspetto Urbanistico), ma contestualmente porterebbe alla luce lo scandaloso escamotage (fallito) costituito dal Gui-Mancini elaborato appositamente per salvare la enorme proprietà, ricadente nella “vera” Valle in area di altissimo pregio, ma vincolata dal Codice, dei palazzoni di Via S.Vito, via Giovanni XXIII,  Via Duse, Viale della Vittoria, Via Picone, Via Esseneto, via Crispi, Via Diodoro Siculo, Via Minerva, ecc….Questi sono i nodi, per altro denunciati nelle varie inchieste (Di Paola-Barbagallo) che prima o poi dovevano necessariamente arrivare al pettine, ed oggi cari abitanti della Zona A, questa è l’amara realtà, con i colletti bianchi “assolti” e chi ha costruito in area agricola, “colpevole” !

Nondimeno ancora è possibile sperare e lottare, attraverso gli strumenti della democrazia, ma è necessaria la partecipazione di tutti su alcune iniziative che a breve sono da intraprendere».

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