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Martedì, 24 Maggio 2022

Da 10 anni denuncia un presunto giro corruttivo a Palma di Montechiaro, Lillo Bellia al presidente Mattarella: "Ho paura, chiedo giustizia e protezione”

450 sono le querele avanzate dall'uomo che parla di compravendita illecita di alloggi popolari, di spaccio di droga e di giri di prostituzione al Villaggio Giordano

Dall'agosto del 2012 denuncia un presunto giro di illeciti nel Villaggio Giordano di Palma di Montechiaro, compravendita di alloggi popolari,droga e prostituzione sarebbero i reati che Lillo Bellia, 43 enne palmese, da quasi dieci anni segnala alle forze dell'ordine e che ad oggi, portano a 450 il numero delle denunce che l'uomo ha raccolto in una carpetta che raccoglie anche le foto dei circa 50 atti intimidatori di cui sarebbe stato vittima. Bellia nelle sue querele indica persone che lo stesso definisce mafiose e che sarebbero i presunti autori degli illeciti. L'uomo che recentemente si sarebbe recato a Roma per provare ad essere sentito nelle stanze del ministero della Giustizia,  ha anche scritto  una lettera al presidente della Repubblica Mattarella al quale chiede giustizia e protezione. “Ho paura – dice dai microfoni di AgrigentoNotizie Lillo Belia – ho sempre chiesto la scorta, forse stanno aspettando che mi ammazzano così smetto di parlare”.

Bellia fa risalire l'inizio del suo calvario alla prima denuncia per fatti che sarebbero avvenuti nel suo condominio. “C'è un sistema corruttivo – dice Bellia - vendono gli appartamenti popolari a 25 mila euro e questi soldi vanno a finire nelle tasche dei mafiosi. In queste palazzine, da molto tempo – aggiunge il palmese – si pratica prostituzione e si vende la droga. Da quando ho denunciato questo malaffare nel mio condominio e in tutto il Villaggio Giordano, mi sono scavato la fossa con le mie stesse mani”.

Da precisare come le 450 denunce di Bellia, hanno finora portato a condanne per diffamazione dello stesso, sul parziale silenzio dell'autorità giudiziaria nei suoi confronti, interviene il legale difensore dell'uomo, l'avvocato Totò Pennica. “Vorremmo che sia fatta chiarezza – dice l'avvocato Pennica – o la Procura della Repubblica si interessi di Bellia anche per accertare l'eventuale suo stato mentale, oppure abbiamo il dovere di chiederne i riscontri e gli approfondimenti a queste denunce circostanziate. Il rischio concreto – conclude Pennica – è che il denunciante vada a finire in galera”.

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