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Abusivismo, il 12 ottobre le ruspe demoliranno "Principessa Zaira"

A chiedere il parere del giudice era stato lo stesso proprietario che aveva proposto un ricorso dicendo che lui aveva comprato quei fabbricati da una terza persona che – di fatto – è stato l'autore dell'abuso edilizio. Ma per il giudice questo non significa nulla: l'immobile è abusivo e va comunque abbattuto

Il 12 ottobre ad Agrigento riprenderanno le demolizioni degli immobili abusivi. Il Comune di Agrigento ha notificato a Giovanni Scibetta, proprietario dei due fabbricati abusivi e ricadenti nell’area dell’ex ristorante “Principessa Zaira”, la comunicazione di intervento di demolizione. Il 12 ottobre, alle 8.30, le ruspe arriveranno dunque in via Afrodite, all’ingresso della zona balneare di San Leone, per eseguire la sentenza del Pretore di Agrigento del 1992 e quella della sezione penale del Tribunale di Agrigento, entrambe passate in giudicato, che hanno dichiarato “abusivi” i due immobili in uso all’ex ristorante.

La demolizione dei due fabbricati di “Principessa Zaira” avverrà, inoltre, dopo la decisione del giudice dell’esecuzione che ha ordinato l’abbattimento del fabbricato. A chiedere il parere del giudice era stato lo stesso proprietario che aveva proposto un ricorso dicendo che lui aveva comprato quei fabbricati da una terza persona che – di fatto – è stato l'autore dell'abuso edilizio. Ma per il giudice questo non significa nulla: l'immobile è abusivo e va comunque abbattuto.

Circostanza diversa da quella che riguardava il signor Antonino Piraneo, proprietario della villetta abbattuta in contrada Maddalusa, anche lui autore di un ricorso dinnanzi al giudice dell’esecuzione con il quale ha cercato di dimostrare la prescrizione del reato al fine di evitare la demolizione della propria villa. Rispetto a quanto avvenuto per contrada Maddalusa, in cui le ruspe non hanno atteso l’esito del ricorso, nel caso di "Principessa Zaira" il proprietario ha sollevato un caso giuridico diverso: «Non sono stato io a costruire l'abuso. Devo comunque abbattere?». Per sciogliere questa matassa, dunque, è stato necessario attendere la decisione del giudice.

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