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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Quando Dario Fo riempì la Sala Nazzari e regalò "Mistero Buffo" agli agrigentini

Il ricordo di Mario Gaziano che, nell'autunno del 1969, insieme al cantautore Giovanni Moscato, portò nella città dei Templi l'attore e regista scomparso

Il mondo della cultura è in lutto per la morte di Dario Fo. Il "giullare" del teatro italiano è scomparso ieri a 90 anni. Il direttore artistico Mario Gaziano, lo ricorda quando, nel 1969, fu ospite di una memorabile serata alla Sala Nazzari, dove recità parte del suo "Mistero Buffo".

"Nella qualità di direttore del Gruppo 70 e il mio amico cantautore Giovanni Moscato, al tempo responsabile dell'Arci cittadina - ricorda Gaziano - decidemmo di invitare il grande Dario Fo ad Agrigento. Correva l'autunno del 1969. Il progetto comunicato ufficialmente mise in subbuglio sia gli apparati della Curia, che però niente fecero caritatevolmente per fermare l'iniziativa, sia gli apparati di ordine pubblico, che con discrezione seguirono la manifestazione, limitandosi ad accompagnare i diversi cortei che si organizzarono per promuovere il grande evento. Un evento certamente ad alto rischio di conflitto sociale,seppur soltanto intellettuale".

"Eravamo nell'autunno del 1969 - racconta Gaziano - . Proprio un anno dopo la bufera che aveva scatenato il grande Dario con l'opera sua più famosa, quel 'Mistero Buffo' che al suo apparire aveva provocato un tornado di polemiche. Il testo fu ritenuto altamente dissacratorio non solo dell'apparato curialistico della Chiesa in generale, ma anche fu ritenuto dissolvente (come tentativo) dell'ordine pubblico e sociale costituito e solidamente conservatore. Dunque io e Giovanni Moscato andammo avanti nel progetto, sembrandoci, al tempo, una straordinaria testimonianza di cultura contemporanea e innovativa. Scegliemmo come locale di rappresentazione (in realtà era un one show man proprio alla maniera di Dario), la cosiddetta Sala Nazzari, un grande salone della ex Gil (Gioventù italiana del Littorio) attaccata all'attuale cine Astor: sala che un illuminato imprenditore, peraltro nordico, signor Nazzari ,aveva allestita come sala banchetti".

"Stare accanto a Dario Fo era un piacere, - prosegue Gaziano - si discorreva amabilmente e con serenità. Nel pomeriggio un foltissimo pubblico riempì la sala trasformata in una sorta di auditorium con delle pedane per favorire la recitazione. Dario Fo, secondo il suo stile, fu straripante, travolgente, coinvolgente, irruento, irrispettoso di forme e formalismi, divoratore di concetti ed esplicatore a mitraglia di idee anti convenzionali. Recitò gran parte di 'Mistero Buffo' davanti ad un pubblico differenziato, che non sempre era concorde e di tanto in tanto rumoreggiava, per esprimere un qualche dissenso. Naturalmente il successo fu enorme".

"Comunque sia, in un'atmosfera che era diventata a dir poco rovente, Giovanni Moscato apre il dibattito del dopo-spettacolo: e lì tanto tuonò che piovve, piovve una grandinata mai vista - aggiunge Gaziano - . Dario Fo fu irrefrenabile nello schiacciare considerazioni contrarie alle sue enunciazioni su cui lo spettacolo spesso slittava verso la religione e la politica. Insomma grande successo ma alla fine anche grande confusione. E lo stesso Giovanni, preso dalla sua passionalità, tra polemiche e risposte durissime, decise prudentemente di chiudere il dibattito tra le alterate lamentele del pubblico e dello stesso Dario Fo, che comunque aveva raccolto grandi consensi sia per la sua arte sia per le sue prolusioni. Fo, come sempre, anche ad Agrigento fu un personaggio fuori dalle righe e dai canoni usuali dei formalismi sociali e intellettuali. Oggi purtroppo subiamo come cittadini e come intellettuali un altra grande assenza di una voce contro. Gloria a te, grande Dario".

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