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Calciatore e dirigente di un club preso in Belgio, è Daniele Fragapane

Arrestato a distanza di quattro mesi e mezzo dall’operazione "Montagna" che ha disarticolato le nuove famiglie mafiose della provincia e delineava il suo ruolo di affiliato con incarichi direttivi

Apprezzato calciatore e dirigente di club in Belgio, dove i giornali gli dedicano ampi servizi. In Italia è ritenuto un mafioso latitante, "braccio destro" del reggente di Cosa Nostra. È la storia di Daniele Fragapane, 33 anni, arrestato a distanza di quattro mesi e mezzo dall’operazione "Montagna" che ha disarticolato le nuove famiglie mafiose della provincia e delineava il suo ruolo di affiliato con incarichi direttivi.

Nessuna fuga in covi polverosi o vita nuova con false identità. Da quello che si apprende le autorità belga lo hanno arrestato a Bruxelles dove continuava a vivere con una ribalta pubblica di calciatore e dirigente della squadra di calcio Roeulx, iscritta in una categoria dilettantistica dei campionati belgi ma con grande visibilità. Cercando su internet il suo nome compaiono foto, video e interviste del capitano della squadra a cui viene dedicato persino un ampio servizio in occasione della nascita della figlia. Un contesto distante anni luce da quello delineato dal gip di Palermo Filippo Serio che ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’accusa di associazione mafiosa. Secondo il pool di magistrati della Dda che sta conducendo l’inchiesta «Montagna», condotto dai pm Alessia Sinatra, Claudio Camilleri e Geri Ferrara, Fragapane sarebbe stato, fra il luglio del 2014 e l’aprile dell’anno successivo il rappresentante della famiglia mafiosa di Santa Elisabetta. A lui venne affidato l’incarico di sostituire il cugino Francesco, che stava scontando una precedente condanna e presto sarebbe diventato, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, una delle figure di primo piano della mafia agrigentina seguendo le orme del padre Salvatore.

Daniele Fragapane sarebbe persino tornato dal Belgio per gestire le vicende di Cosa Nostra in un periodo particolarmente delicato: in quei mesi, infatti, era stato destituito il favarese Giuseppe Quaranta, che dopo l’arresto del 22 gennaio si è pentito. Lo stesso Quaranta, infatti, in precedenza aveva assunto l’incarico di referente della famiglia mafiosa di Santa Elisabetta nell’attesa che Francesco Fragapane tornasse in libertà. Quando il favarese venne «posato», pare, perché accusato di essersi intascato poche centinaia di euro estorti a un imprenditore, Daniele Fragapane, secondo l’accusa, venne richiamato a occuparsi della famiglia mafiosa restando anche dopo a disposizione della cosca e diventando il braccio destro del cugino nella gestione soprattutto del racket mafioso.

La Dda gli contesta – ma l’arresto è stato disposto solo per l’accusa di associazione mafiosa – di avere preso parte all’organizzazione di un tentativo di estorsione ai danni di un’impresa di Raffadali che stava realizzando un posteggio ad Alessandria. Il fatto sarebbe avvenuto nel 2015, il sistema sarebbe stato quello classico: sopra un mezzo in cantiere venne lasciata una bottiglia con del liquido infiammabile e quattro proiettili. Il 22 gennaio, quando è scattato il blitz, i carabinieri hanno bussato al suo indirizzo di Santa Elisabetta non trovandolo. Contestualmente sono state attivate le procedure per l’arresto in Belgio e adesso quelle per l’estradizione alla quale pare, secondo le poche indiscrezioni che filtrano dal Belgio, non si sia opposto

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