rotate-mobile
Domenica, 29 Maggio 2022
Cronaca

"D'Orsi abusò del suo ruolo per non pagare lavori in casa", in aula teste accusato di combine

I giudici della Corte di appello di Palermo ammettono la testimonianza dell'imprenditore Vincenzo Vecchio, al centro di "scintille" al processo di primo grado

L’imprenditore Vincenzo Vecchio – l’uomo che, quando era già indagato per corruzione in atti giudiziari, ammise in aula di avere testimoniato il falso per mantenere un accordo col presidente della Provincia Eugenio D’Orsi – sarà ascoltato anche al processo di appello.

Pure l’agronomo dell’ente Giovanni Alletto, immortalato mentre coordinava la messa a dimora di quaranta palme, acquistate con i soldi della Provincia, nel giardino della villa di Montaperto di D’Orsi, sarà chiamato a dare la sua versione dei fatti. Lo hanno deciso i giudici della Corte di appello accogliendo la richiesta del pg Emanuele Ravaglioli. D’Orsi, difeso dagli avvocati Daniela Posante e Giuseppe Scozzari, in primo grado, è stato assolto da quasi tutte le accuse (una trentina di ipotesi fra abuso di ufficio, concussione, peculato e truffa) e condannato a un anno di reclusione per un’accusa di abuso di ufficio collegata al rimborso di una quindicina di pranzi senza che risultasse “adeguatamente motivato il fine istituzionale”: la condanna a 8 mesi al vice segretario generale dell’ente,

Ignazio Gennaro, anch'egli imputato in appello, scaturisce dall'avere dato il via libera all'approvazione dei rimborsi. Dal caso delle palme (che ha portato a un altro processo concluso con la condanna di D'Orsi a 4 mesi per corruzione) scaturisce pure un’ipotesi di peculato perché l’agronomo sarebbe stato sottratto al suo lavoro negli orari di servizio. Alletto ha riferito di essere stato convocato da D’Orsi all'esterno dell’ufficio “ma solo per discutere di lavoro”. I giudici di appello, adesso, vogliono vederci più chiaro. Ma è destinata a fare scintille soprattutto l’audizione di Vincenzo Vecchio, indicato come vittima di concussione perché avrebbe svolto dei lavori nella villa di Montaperto con la sua impresa edile che D’Orsi non avrebbe pagato abusando del suo potere che gli derivava dall'essere, in quel periodo, nel 2011, presidente della Provincia. D’Orsi, in seguito, denunciò di avere subito un tentativo di estorsione, da parte di Vecchio, che fra la prima e la seconda deposizione al processo di primo grado gli avrebbe chiesto un posto di lavoro per il figlio prospettando che, in caso contrario, avrebbe ritrattato la precedente versione favorevole. Il pm Carlo Cinque, che ha appellato le assoluzioni, non gli credette e li indagò entrambi per corruzione in atti giudiziari, ritenendo in sostanza che fossero d’accordo fin dall’inizio per realizzare la combine.

Scenario che, in parte, Vecchio ha confermato in aula. Dell’inchiesta non si ha più notizia ma il 29 novembre, quando dovrà testimoniare insieme allo stesso Alletto, si dovrà accertare come stanno le cose perché se l’indagine non è stata archiviata dovrà essere assistito da un difensore.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"D'Orsi abusò del suo ruolo per non pagare lavori in casa", in aula teste accusato di combine

AgrigentoNotizie è in caricamento