Cutrò si appella a Salvini: "Nella mia vicenda lo Stato ha sbagliato, mi sia garantita sicurezza"

"Proteggere una persona che ha denunciato ha un costo - dice -, ma raccontare che lo Stato non ha saputo garantirne la sicurezza ne ha uno ancora più alto"

Ignazio Cutrò

Nel giorno della Liberazione dal nazifascismo il testimone di giustizia Ignazio Cutrò rivolte un nuovo disperato appello allo Stato affinché gli venga restituito il servizio di tutela, revocato ormai da tempo a lui e alla sua famiglia.

Cutrò si rivolge direttamente al ministro dell'Interno Matteo Salvini, affermando che se l'Italia è riuscita a sconfiggere il regime di Mussolini, ancora non può dirsi liberata dalla mafia. "Nonostante la presenza attiva dei cittadini, le denunce di noi tutti e i continui sforzi delle forze dell'ordine - dice - c’è qualcosa che non funziona. Io ho denunciato nella normalità, ma nella consapevolezza che la mafia  sarebbe stata lì, pronta ad aspettare e sterminarmi. Lo Stato deve assumere il controllo, e dove nelle sue arterie trova dei pezzi non funzionali, rimuoverli e sostituirli con mezzi idonei e più efficienti; non ammetterlo non porta a nulla, tutti possiamo sbagliare... Ministro, il mio appello va proprio  a lei, noi abbiamo fatto la nostra parte, ammettiamo che qualcuno ha sbagliato e risolviamo".

Rifiutato il porto d'armi al figlio di Cutrò, parte lettera al ministro Matteo Salvini

Secondo Cutrò lo Stato non avrebbe "capito" che chi denuncia la mafia continua a rischiare anche anni dopo la denuncia. Una sottovalutazione del rischio, nei fatti, che secondo l'ex imprenditore si va a ripercuotere anche in singoli eventi accaduti in questi giorni, da ultimo il diniego opposto dalla Prefettura alla richiesta di porto d'armi al figlio di Cutrò, Giuseppe. "E' stato negato - dice - sostenendo che non c’è più attualità del pericolo. Signori, scusatemi, per anni siamo stati protetti e, a mio figlio, quando chiedeva il porto d’armi, dicevano che non gli spettava perché, appunto, protetti. Tolgono la tutela alla mia famiglia ed io non accetto la tutela che mi hanno lasciato, così la rimuovono, ma le telecamere che lo Stato voleva farmi pagare per garantire la sicurezza mia e della mia famiglia, e che tanto costavano all’amministrazione a quanto pare, se non rischiamo e la vita di 4 persone non vale così tanto, perché le telecamere sono ancora attive ed installate? C’è o non c’è attualità del pericolo? Io non lo capisco e, tanto meno, non voglio essere una cavia oggetto di studio sociale. Toglierci le tutele è stato come buttare un topo in una gabbia piena di gatti - continua Cutrò -, però monitorata dalle telecamere, per uno studio sociale probabilmente. Non voglio rincarare la dose, ma la coerenza è indispensabile, e la presenza dello Stato vero accanto di chi denuncia, lo è ancora di più. I cittadini che ogni giorno lottiamo in trincea, vinciamo, ma le Istituzioni, nonostante i loro impegni e le loro promesse, come saranno ricordati? Proteggere una persona che ha denunciato ha un costo - conclude -, ma raccontare che lo Stato non ha saputo garantire la sicurezza o la vita di una persona che ha denunciato, ne ha uno ancora più alto. 

L'annuncio di Cutrò: "Da oggi sono senza alcuna protezione da parte dello Stato"

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