Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

Custodia cautelare annullata ad Arnone, le motivazioni del Riesame

Si legge nell'ordinanza: "La misura non poteva essere applicata dal primo giudice. Gli elementi non consentono di ritenere il quadro indiziario neanche del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni" e questo tribunale deve annullare il titolo di detenzione"

Giuseppe Arnone

"La misura cautelare non poteva essere applicata dal primo giudice e questo tribunale - che è giudice della cautela - deve annullare il titolo di detenzione in capo a Giuseppe Arnone". È con queste parole che il tribunale del Riesame, presieduto da Antonella Consiglio con i giudici Maria Elena Gamberini e Cristina Denaro, ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Francesco Provenzano, a carico di Giuseppe Arnone, difeso dai legali Arnaldo Faro e Daniela Principato, e tornato in libertà dopo essere stato arrestato per l'ipotesi di estorsione, lo scorso 12 novembre.

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Il giudice per le indagini preliminari - scrive il tribunale del Riesame - accoglieva "la richiesta cautelare per una sola tranche della condotta contestata, giacché 14 mila euro venivano considerati dallo stesso giudice richiesti in virtù di una condotta, penalmente qualificata come esercizio arbitrario delle proprie ragioni, e ciò in quanto correlata ad un processo in corso, dunque, afferente ad una pretesa giuridicamente strutturata". Aggiungono i giudici: "Ad avviso di questo tribunale gli elementi non consentono di ritenere il quadro indiziario neanche del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni".

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"Approfondire ulteriormente l'esame per escludere o meno il reato di ragion fattasi, - si legge nelle motivazioni della sentenza - che per certi profili oggettivi potrebbe trasparire negli scritti dell'Arnone, non avendo rilievo cautelare, non è compito di questo tribunale. Né ha rilievo in questa sede spendere giudizi sulla attendibilità da riconoscere alla odierna presunta parte offesa, la cui condotta è stata oggetto di imputazione per estorsione da parte della stessa Procura della Repubblica di Agrigento".

VIDEO - LA DIFESA: ARNONE ESTRANEO AI FATTI" 

L'accoglimento della richiesta di annullamento della custodia cautelare si basa su due ordini di considerazioni. "È errata la valutazione in diritto operata dal primo giudice - si legge nelle motivazioni - in ordine alla condotta così come riscotruita dagli atti di polizia giudiziaria, laddove ha ritenuto che solo la tranche per la quale vi era e vi è una pretesa giuridica azionata poteva considerarsi esercizio arbitrario delle proprie ragioni, mentre per la parte non in concreto tutelata (ma tutelabile) in sede processuale doveva considerarsi integrato il delitto di estorsione".

Inoltre, proseguono i giudici del Riesame, "permane nel collegio il dubbio circa la sussistenza dell'elemento psicologico del ricorrente relativa alla coscienza e volontà di porre in essere una condotta minacciosa, per le modalità di esecuzione di essa".

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