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Il crollo del viale, svolta nell'inchiesta: "Colpa di lavori abusivi e di un taglio maldestro del cornicione"

Il consulente della Procura deposita la sua relazione puntando l'indice su due episodi: i lavori, realizzati nel 2007, e la rimozione del cordolo avvenuta poche ore prima del cedimento che per poco non provocò una strage

"I lavori di costruzione dei solai di calpestio del piano quarto sottotetto risalenti agli anni 2007/2008 sono stati realizzati abusivamente e senza valutare in alcun modo il disturbo arrecato al sistema di coronamento dell’edificio a causa del taglio della muratura per l’inserimento dei dormienti in acciaio e per l’appoggio stesso dei solai, pertanto il proprietario e committente dei lavori, Vincenzo Sinatra, l’impresa esecutrice, che non è stato possibile individuare, ed il tecnico, architetto Tito Cece, che successivamente ha predisposto gli elaborati grafici e di calcolo di tali solai hanno agito con negligenza, imprudenza ed imperizia, innescando una situazione di instabilità del sistema di coronamento dell’edificio".

Clamorosa svolta nell'inchiesta per il crollo di piazza Cavour, dove la caduta di un cornicione ha fatto precipitare, il 18 settembre dell'anno scorso, il ponteggio che era stato allestito sulla palazzina liberty del Viale della Vittoria, facendo rischiare una strage (evitata dal fatto che i calcinacci si sono schiantati a terra di notte, quando non c'era nessuno) e costringendo alla chiusura della strada, tagliando in due la città, per un bel pezzo. Il consulente tecnico del pm Antonella Pandolfi - l'ingegnere Luigi Palizzolo - ha depositato la propria relazione individuando le cause del crollo che ha interessato il palazzo mentre erano in corso dei lavori di ristrutturazione.

Le conclusioni alle quali giunge l'ingegnere, incaricato dalla Procura di accertare le cause del crollo, restringono parecchio le responsabilità rispetto ai ventotto indagati iniziali (amministratore di condominio, tutti i condomini, tecnici e imprese che hanno eseguito i lavori) iscritti dalla Procura nel registro degli indagati. Sono due le principali cause del disastro ipotizzate. Innanzitutto l'abuso edilizio realizzato - secondo quanto ipotizza il consulente - dall'avvocato-imprenditore Vincenzo Sinatra che, in sostanza, sarebbe stato finalizzato a rendere abitabile il sottotetto del palazzo liberty che, altrimenti, sarebbe stato un vano vuoto. Palizzolo, esaminata l'intera documentazione amministrativa, oltre ad avere coordinato i successivi rilievi tecnici, ritiene che il palazzo abbia perso stabilità.

Dodici anni dopo, una leggerezza avrebbe provocato il crollo: il cornicione viene tagliato senza verificare - è l'ipotesi dell'accusa - se il palazzo poteva reggere senza problemi. Per questi lavori, che precedono di poche ore il disastro, il consulente punta l'indice sul direttore dei lavori e sull'impresa che, peraltro, avrebbero sottovalutato due crolli di minore portata avvenuti prima. 

"Il taglio del cornicione in calcestruzzo all’angolo nord-ovest dell’edificio - scrive -, avvenuto il 17 settembre 2019, è stato realizzato dagli operai della ditta Nicotra Costruzioni su ordine di Cosimo Nicotra responsabile tecnico della stessa ditta che dichiara di averlo concordato con il direttore dei lavori, l’ingegnere Giuseppe Bellia. Tale intervento è stato effettuato senza consulenza tecnica d’ufficio sulle cause del crollo di due cornicioni di coronamento dell’edificio, senza procedere ad alcuna analisi o valutazione preventiva sull’effettiva condizione di stabilità del cornicione né di natura tecnica né di natura computazionale e senza predisporre eventuali protezioni o apprestamenti di messa in sicurezza delle strutture procedendo, pertanto, con imprudenza ed imperizia ed esponendo la struttura di coronamento al meccanismo di rovinoso crollo". 

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