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La zona del Viale della Vittoria dopo il crollo

La zona del Viale della Vittoria dopo il crollo

Il crollo del viale, direttore dei lavori contro condomini: "Palese la loro responsabilità"

L'ingegnere Giuseppe Bellia, attraverso i suoi legali Alfonso Neri e Salvatore Pennica, diffonde una richiesta inoltrata ai magistrati: "La richiesta di archiviazione nei loro confronti è erronea, interventi fatti tardivamente per fare slittare il loro esborso economico"

"Contrariamente a quanto sostenuto, va evidenziata la palese responsabilità dei condomini che si è estrinsecata attraverso la negligente condotta di ritardo nell’intervento e nell'adozione delle misure di sorveglianza idonee".

L'ingegnere Giuseppe Bellia, direttore dei lavori, indagato nell'ambito dell'inchiesta sui due crolli, avvenuti il 18 e il 30 settembre 2019, del cornicione del palazzo Liberty del Viale della Vittoria, con una nota indirizzata al procuratore Luigi Patronaggio e al gip Alessandra Vella e resa pubblica dai suoi legali Alfonso Neri e Salvatore Pennica, entra a gamba tesa e chiede di non archiviare l'inchiesta a carico dei condomini.

La svolta è arrivata nei giorni scorsi con la decisione della Procura di chiedere l'archiviazione per 26 indagati, ovvero la maggior parte dei proprietari delle abitazioni. 

Per altri cinque, indicati come responsabili nella consulenza tecnica redatta per conto della Procura dall'ingegnere Luigi Palizzolo, si profila, invece, la richiesta di rinvio a giudizio.

Sono il proprietario e committente dei lavori, Vincenzo Sinatra, l'architetto Vito Cece, lo stesso ingegnere Giuseppe Bellia e i responsabili dell'impresa esecutrice Giuseppe e Cosimo Nicotra. Nel "mirino" del procuratore Luigi Patronaggio ci sono, in particolare, dei lavori abusivi, realizzati negli anni 2007 e 2008 nel sottotetto e un recente taglio del cornicione durante la ristrutturazione.

Bellia e i suoi legali, adesso, chiedono al procuratore di ritirare la richiesta di archiviazione e, comunque, al gip di non accoglierla contestando le conclusioni a cui è giunto il consulente della Procura che aveva scagionato gli stessi condomini sostenendo che si erano attivati a risolvere i pericoli nominando un tecnico. 

Il direttore dei lavori sottolinea numerosi ritardi nell'avviare le procedure autorizzative che si sarebbero protratti per sei anni.

"I condomini - aggiunge - avevano la consapevole conoscenza dello stato di pericolo in cui versava lo stabile condominiale". Secondo Bellia "l’importante ed indefettibile urgenza dei lavori necessari sarebbe stata omessa in conseguenza della chiara volontà di taluni condomini di rinviare quanto più possibile il necessario esborso economico".

La richiesta, quindi, è quella di non archiviare l'inchiesta a carico dei condomini fissando un'udienza per discutere del caso e, in subordine, di disporre l'imputazione coatta.

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