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Via Garibaldi, dopo tre mesi le rocce sono ancora "recintate"

Il crollo è avvenuto ad inizio novembre durante l'ondata di forte maltempo che sferzò la città, dopo le opere necessarie per riaprire la strada, tuttavia, il materiale precipitato non è stato rimosso

E' noto: non esiste nulla di più definitivo del provvisorio, soprattutto al Sud Italia e ancor di più ad Agrigento, città dalle mille "lapazze", con marciapiedi, strade, slarghi, pareti, circondate da reti frangivento o barriere in legno o metallo a volte anche per diversi anni. Segnali di pericolo finalizzati unicamente ad eliminare la responsabilità diretta di questo o quel dirigente comunale in caso che qualcuno possa farsi male che però rimangono ad imperitura memoria perché poi il Comune non ha mai le risorse necessarie per risolvere il problema a monte.

A due giorni dal crollo riaperta la via Garibaldi

Qualcosa che potrebbe essere successa in via Garibaldi, strada che fu chiusa ad inizio di novembre quando le forti piogge che sferzarono la nostra città resero pericolanti alcuni blocchi di arenaria delle cosiddette "case trogloditiche" che si trovano proprio all'accesso del quartiere del Rabato. Un rischio per la circolazione che, poco dopo, fu eliminato, con tanto di nota stampa a seguito che comunicò l'importante risultato ottenuto.

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Però, a quasi tre mesi di distanza da quei giorni, nella medesima area è possibile individuare una lunga transenna in legno che cinge poco meno di una decina di pietre di modeste dimensioni "reduci" da quel crollo senza che però nessuno abbia provveduto a rimuoverle e, tantomeno, a rimuovere la "lapazza". Non è chiaro, tra l'altro, se la barriera svolga davvero un ruolo di qualche tipo - cioè se per esempio c'è il rischio di nuovi distacchi di materiale dal costone - oppure sia, come appare ad oggi, una vera e propria dimenticanza.

Il video: un cantiere in mezzo al nulla

Certo è che le promesse di valorizzazione di questa parte del centro storico e soprattutto di quanto resta di queste antiche case scavate nel tufo come da usanza berbera sono state innumerevoli, senza che però ad oggi alle parole siano mai seguiti davvero i fatti. 

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