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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

Il crollo del palazzo Lo Jacono, i periti dei giudici puntano il dito: "I lavori hanno aggravato le cose"

Gli esperti nominati dal tribunale smentiscono la difesa: "Non hanno contribuito alla sicurezza, i soldi c'erano"

“Gli interventi non sono stati idonei a scongiurare il crollo e le somme messe a disposizione dall’amministrazione avrebbero potuto soddisfare ampiamente le esigenze connesse all’effettiva messa in sicurezza del palazzo Lo Jacono Maraventano”. Sette anni dopo il cedimento della secentesca struttura, di proprietà di decine di eredi, i periti incaricati dal giudice di chiarire le divergenze fra consulenti di parte arrivano a conclusioni durissime che, comunque, andranno illustrate in aula in contraddittorio fra le parti. Ieri pomeriggio il processo, in corso davanti al collegio di giudici della prima sezione penale presieduto da Giuseppe Melisenda Giambertoni, applicato per questo processo dopo il trasferimento in Corte di appello a Caltanissetta, è stato rinviato di due settimane su richiesta di due consulenti di parte per ragioni di salute e per un lutto. L’ingegnere Luigi Palizzolo e l’architetto Pietro Tabbuso, però, hanno depositato da alcuni giorni la loro perizia, vale a dire una relazione tecnica “non di parte”, su incarico del tribunale, che smentisce su ogni punto le conclusioni dei consulenti della difesa.

Dopo l’assoluzione dell’ex sindaco Marco Zambuto, che ha scelto il rito abbreviato, sono stati rinviati a giudizio, con l’accusa di crollo e disastro colposi, in dieci fra funzionari, tecnici e responsabili dell’impresa che eseguì i lavori. Nella lista ci sono il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Agrigento, Giuseppe Principato; Calogero Tulumello, funzionario di Palazzo dei Giganti; Attilio Sciara, capo della Protezione civile comunale; nonchè Gaspare Triassi, Marcello Cappellino e Andrea Patti, componenti del collegio di progettazione e di direzione dei lavori urgenti per la messa in sicurezza dell’edificio del centro storico. Nell’elenco anche Giuseppe, Calogero e Carmelo Analfino di Agrigento, responsabili della ditta “Edil.Co.A” che ha eseguito i lavori di messa in sicurezza duramente criticati dai consulenti della Procura secondo cui “dentro il palazzo – hanno detto in aula – non ci doveva entrare neppure un gatto e i lavori di messa in sicurezza hanno fatto più danno che bene”. Secondo i consulenti della difesa, invece, “con i pochi soldi che c’erano è stato fatto il massimo”. Divergenze insanabili che i giudici hanno cercato di diradare nominando dei periti. Secondo i due tecnici del tribunale gli interventi disposti dal Comune “hanno comportato un ulteriore incremento di precarietà”. I due periti aggiugono: “Gli interventi non erano idonei a scongiurare il crollo né a contenere in sicurezza gli effetti dello stesso crollo”. Duro attacco alla direzione dei lavori che, in sostanza, avrebbe avallato pericolose “rimozioni di porzioni strutturali”. “Tutti gli interventi non sono stati oggetto di alcuna valutazione tecnica da parte della direzione dei lavori che ne aveva piena competenza e responsabilità e la loro valutazione economica – scrivono - ha comportato spese eccessive e pagamenti non dovuti nei confronti dell’impresa esecutrice”. E poi, infine, hanno aggiunto: “Le somme messe a disposizione dall’amministrazione erano ampiamente soddisfacenti”.

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