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Il verdetto del gup / Centro città

"Il crollo del Viale della Vittoria provocato da lavori abusivi e maldestri", 4 rinvii a giudizio

Per il cedimento del cornicione del palazzo Liberty di piazza Cavour, che tagliò in due la città per un lungo periodo, finiscono a processo i due responsabili dell'impresa, il proprietario di alcune unità immobiliari e un progettista. Un direttore dei lavori sceglie il giudizio abbreviato

A giudizio con l'accusa di avere provocato il crollo di piazza Cavour, dove la caduta di un cornicione ha fatto precipitare, il 18 settembre del 2019, il ponteggio che era stato allestito sulla palazzina liberty del Viale della Vittoria. Il giudice per l'udienza preliminare Giuseppe Miceli ha disposto l'approfondimento dibattimentale per 4 dei cinque imputati. Un quinto ha scelto il giudizio abbreviato condizionato.

A provocare il disastro che tagliò in due la città sarebbero stati dei lavori abusivi, eseguiti fra il 2007 e il 2008 probabilmente per rendere abitabili due sottotetti, e un maldestro taglio dello stesso cornicione oltre dieci anni più tardi.

Gli imputati, dopo che è stata esclusa la responsabilità di 26 persone (condomini e amministratore) sono: Giuseppe Nicotra, 42 anni, di Favara, titolare della ditta esecutrice dei lavori di ripristino dei prospetti; Giuseppe Bellia, 45 anni, direttore degli stessi lavori per conto del condominio; Vincenzo Sinatra, 86 anni, proprietario dell'immobile e ritenuto committente dei lavori abusivi; Tito Cece, 75 anni, progettista e direttore tecnico degli stessi lavori e Cosimo Nicotra, 45 anni, direttore tecnico della ditta che ha eseguito i lavori di ripristino del prospetto.

I difensori di Bellia, gli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica, hanno chiesto il giudizio abbreviato condizionato all'audizione in aula del consulente di parte, l'ingegnere Antonio Giambanco, che sarà sentito il 20 febbraio. Gli altri quattro imputati (difesi, fra gli altri, dagli avvocati Daniela Posante, Antonino Gaziano e Vincenza Gaziano) non hanno scelto riti alternativi e il giudice ha disposto il rinvio a giudizio. 

L'indagine è stata chiusa in seguito al deposito della consulenza dell'ingegnere Luigi Palizzolo. "I lavori di costruzione dei solai di calpestio del piano quarto sottotetto risalenti agli anni 2007/2008 sono stati realizzati abusivamente - ha scritto - e senza valutare in alcun modo il disturbo arrecato al sistema di coronamento dell’edificio a causa del taglio della muratura per l’inserimento dei dormienti in acciaio e per l’appoggio stesso dei solai, pertanto il proprietario e committente dei lavori, Vincenzo Sinatra, l’impresa esecutrice, che non è stato possibile individuare, ed il tecnico, architetto Tito Cece, che successivamente ha predisposto gli elaborati grafici e di calcolo di tali solai hanno agito con negligenza, imprudenza ed imperizia, innescando una situazione di instabilità del sistema di coronamento dell’edificio".

A contribuire a provocare il crollo - facendo rischiare una strage (evitata dal fatto che i calcinacci si sono schiantati a terra di notte, quando non c'era nessuno) e costringendo alla chiusura della strada, tagliando in due la città, per un bel pezzo - anche una leggerezza commessa dodici anni dopo: il cornicione, infatti, sarebbe stato tagliato senza verificare - è l'ipotesi dell'accusa - se il palazzo potesse reggere senza problemi.

Per questi lavori, che precedono di poche ore il disastro, il consulente ha puntato l'indice sul direttore dei lavori e sull'impresa che, peraltro, avrebbero sottovalutato due crolli di minore portata avvenuti prima. 

La vicenda, adesso, sarà scandagliata in un dibattimento: la prima udienza è stata fissata per il 20 marzo davanti al giudice Manfredi Coffari. Alcuni proprietari di appartamenti evacuati e danneggiati in seguito al crollo si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Davide Casà e Valentina Taibi. 


 

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